CANBERRA – Le dichiarazioni di Pauline Hanson sugli indigeni d’Australia potrebbero allontanare una parte degli elettori di One Nation, ma secondo diversi analisti è improbabile che provochino nell’immediato una forte caduta del voto primario del partito.

La leader di One Nation si è scusata ieri per avere definito gli aborigeni “la razza più primitiva sulla Terra” in un podcast del 2025 riemerso nei giorni scorsi, pur mantenendo la propria posizione secondo cui la cultura aborigena dell’epoca fosse meno sviluppata rispetto a quella dei coloni inglesi.

Benjamin Moffitt, esperto di populismo della Monash University, ha sostenuto che le dichiarazioni non dovrebbero sorprendere alla luce delle posizioni storiche di Hanson. Ha definito le sue parole “crudeli, mal consigliate e incredibilmente meschine”, inserendole nel quadro politico che attribuisce da tempo alla senatrice.

Hanson aveva raggiunto notorietà nazionale già nel 1996, quando chiese la rimozione di alcune forme di assistenza governativa destinate agli aborigeni, un casoo che portò il Partito liberale a ritirarle il sostegno come candidata.

Secondo Moffitt, la differenza rispetto al passato è che One Nation cerca oggi di presentarsi come alternativa diretta ai principali partiti, e quindi le controversie possono avere un peso diverso.

Paul Smith, sondaggista di YouGov, ritiene tuttavia che le questioni indigene difficilmente provocheranno un forte calo nei numeri complessivi del partito.

A suo giudizio, un tema potenzialmente più problematico per Hanson tra gli elettori della classe lavoratrice riguarda le sue posizioni sul mercato del lavoro, in particolare il sostegno a norme che renderebbero più semplice licenziare i dipendenti.

Ieri, la senatrice indipendente Jacqui Lambie ha ripreso questo punto, attaccando Hanson e tracciando un parallelo con Donald Trump e Nigel Farage, accusandoli di mantenere stretti rapporti con ambienti molto facoltosi.

Smith ha però indicato un altro possibile effetto delle polemiche: non necessariamente la perdita del primo voto, ma un peggioramento nelle preferenze distribuite dagli elettori agli altri candidati.

Anche Emily Foley, politologa della University of Canberra, ha invitato alla cautela nell’interpretare l’impatto delle controversie, osservando che precedenti casi simili non hanno sempre prodotto effetti evidenti nei sondaggi.

L’ultimo sondaggio Roy Morgan pubblicato ieri colloca One Nation e il Partito laburista entrambi al 25 per cento delle prime preferenze.