TEL AVIV - Scoppia in Israele la bufera politica e militare intorno a “Naza”, il documentario dei registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor insignito del Premio speciale della giuria all’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Il documentario, della durata di 80 minuti, accusa l’esercito israeliano di aver ucciso deliberatamente numerosi civili a Gaza. L’opera si basa sulle testimonianze anonime di 24 militari dell’Unità 8200 (l’intelligence dell’Idf), che spiegano come i sistemi tecnologici e di intelligenza artificiale vengano usati per tracciare i telefoni dei presunti membri di Hamas e delle loro famiglie per poi bombardarne le case. Tra le denunce, alcuni degli intervistati affermano di essere stati coinvolti in “crimini di guerra e genocidio” e discutono di danni collaterali, bombardamenti e uccisioni mirate. 

Le rivelazioni contenute nel film hanno scatenato una durissima reazione ai vertici delle istituzioni. Il primo ministro Benjamin Netanyahu si è scagliato contro i due autori in un video sui social: “Stiamo combattendo in tutto il mondo contro l’incitamento antisemita, ma quando viene da dentro di noi, è intollerabile. Ora, due registi israeliani dipingono le Forze di difesa Idf come dei criminali di guerra e ricevono applausi al Festival del Cinema di Venezia”. Nel video, il premier riconosce di non aver visto l’opera (premiata a Venezia ma non ancora distribuita nelle sale), commentando: “Ne ho sentito parlare, ed è sconvolgente”. 

Sul fronte di governo, il ministro della Cultura Miki Zohar ha chiesto l’apertura di un’indagine per identificare le 24 fonti anonime dell’esercito e dell’intelligence, sollecitando parallelamente il ministero dell’Interno a valutare la revoca della cittadinanza israeliana per Abraham e Szor con l’accusa di “tradimento dello Stato”, violazione del “dovere di lealtà” e collaborazione con il nemico.  

“Ho chiesto anche di indagare su come siano stati ottenuti questi materiali, chi ci sia dietro e se le attività che hanno portato alla loro raccolta e pubblicazione possano avere aiutato il nemico in tempo di guerra”, ha scritto Zohar su X, aggiungendo che “la libertà di espressione non è una licenza per tradire lo Stato. Chiunque agisca contro Israele in tempo di guerra deve sapere che ci sarà un prezzo da pagare”.  

In Israele la revoca della cittadinanza è legalmente possibile in circostanze eccezionali previa richiesta dell’Interno e approvazione dei giudici, secondo quanto confermato nel 2022 dalla Corte Suprema per casi di violazione della lealtà statale come spionaggio o tradimento. 

Anche i vertici militari hanno preso ufficialmente posizione. Il capo di Stato maggiore dell’Idf, il tenente generale Eyal Zamir, ha accusato la pellicola di voler “minare la legittimità” di Israele e delle sue forze armate. Al termine di una consultazione con i generali Tamir Yadai (vice capo di Stato maggiore), Itzik Cohen (Direzione operazioni), Itai Ofir (procuratore militare generale), Omer Tishler (comandante dell’aeronautica), il comandante dell’Unità 8200 (generale di brigata A.), la portavoce Effie Defrin e altri ufficiali, Zamir ha ordinato l’apertura di un’indagine sulla divulgazione non autorizzata di materiale classificato e la creazione di una squadra interforze e multidisciplinare per elaborare strategie di risposta. 

“Stando a quanto pubblicato finora, non si tratta di un film che muove critiche alle Forze di difesa israeliane, né di un tentativo di accertare la verità. Si basa su calunnie del sangue, distorsioni deliberate della realtà e accuse gravi e false contro i soldati e i comandanti dell’Idf”, ha dichiarato Zamir, incaricando il Procuratore Generale Militare di esaminare possibili azioni legali contro la produzione e le persone coinvolte. “Non permetteremo che i soldati delle Forze di Difesa Israeliane vengano presi di mira con menzogne e accuse di omicidio rituale. Un simile tentativo deve essere contrastato con decisione, utilizzando ogni strumento a nostra disposizione: legale, di comando e di diplomazia pubblica”, ha ribadito il generale, sostenendo che l’esercito opera “nel rispetto del diritto internazionale e delle proprie norme etiche” compiendo sforzi per ridurre i danni ai civili. 

L’esercito ha inoltre contestato specificamente la testimonianza di un intervistato secondo cui sarebbe stato autorizzato un bombardamento da 500 vittime civili: “I registi non potevano in alcun modo verificare questa affermazione, non esistono reali elementi a sostegno, eppure l’hanno pubblicata ugualmente. Inoltre, nulla dell’intervistato, né il suo servizio né il suo ruolo, può essere controllato e verificato in modo indipendente”. 

Alle contestazioni dell’esercito ha risposto direttamente il regista Yuval Abraham: “Gli ufficiali dell’intelligence israeliana con cui abbiamo parlato ci hanno spiegato che queste uccisioni di massa sono sistemiche: non avvengono per errore, ma sono intenzionali”. 

Intanto il film (il cui titolo “Naza” richiama l’acronimo ebraico usato dai militari per indicare i danni collaterali) continua a dividere la politica nazionale. Se il partito di maggioranza Likud ha bollato l’opera come “antisemita”, dure critiche sono giunte anche dall’opposizione: il leader di centrodestra Gadi Eisenkot ha parlato di un’immagine “distorta e unilaterale” del conflitto, mentre Naftali Bennett ha dichiarato che “ciò che rende tutto questo particolarmente doloroso e indignante è che questa menzogna provenga da cineasti israeliani e venga ora diffusa in tutto il mondo”. Il ministro della Sicurezza nazionale, l’ultradestrista Itamar Ben Gvir, ha infine definito i due registi una “disgrazia e una vergogna”.