SYDNEY – Il rallentamento del mercato immobiliare australiano comincia a riflettersi sui risultati delle rivendite, ma per la maggior parte dei proprietari il margine accumulato negli ultimi anni resta ancora molto ampio.

Secondo i dati diffusi oggi da Cotality, nel secondo trimestre il 95,4 per cento delle abitazioni vendute ha generato un profitto. La quota è in calo rispetto al 96,1 per cento registrato nei tre mesi precedenti, il livello più alto degli ultimi 21 anni.

Nello stesso periodo, il valore nazionale delle abitazioni è diminuito dell’1,5 per cento, pur restando superiore di oltre il 67 per cento rispetto a sei anni prima.

Il responsabile della ricerca di Cotality Gerard Burg ha spiegato che anni di forti aumenti hanno lasciato molti proprietari con un consistente margine di capitale, consentendo ai venditori di realizzare complessivamente 35,9 miliardi di dollari di profitti nel trimestre.

“La redditività resta eccezionalmente elevata rispetto agli standard storici, ma iniziamo a vedere gli effetti di condizioni di mercato più deboli”, ha osservato.

La correzione è proseguita anche a luglio e agosto, mentre le prospettive sui tassi d’interesse sono peggiorate e gli investitori continuano a valutare l’impatto delle modifiche federali al negative gearing e allo sconto sulla tassa sulle plusvalenze.

A livello nazionale, i prezzi risultano inferiori del 3,6 per cento rispetto al picco di marzo. Alcuni economisti, tra cui analisti di HSBC e Morgan Stanley, prevedono tuttavia una flessione complessiva del 10 per cento o più, che rappresenterebbe la caduta più profonda in oltre 40 anni.

La durata del possesso resta uno dei principali fattori di protezione.

Gli immobili venduti con un profitto erano state detenuti per una mediana di 9,3 anni, contro appena 4,4 anni per quelle cedute in perdita.

Nel complesso, il 97,8 per cento delle case indipendenti è stato venduto con un guadagno, rispetto al 90,5 per cento degli appartamenti.

Sydney resta la città con il maggiore profitto complessivo in termini monetari, pari a 6,6 miliardi di dollari nel trimestre. La quota delle vendite in utile è però scesa al 92,7 per cento, nettamente al di sotto di Brisbane, dove il 99,8 per cento delle transazioni ha generato un guadagno.

A livello nazionale, il profitto mediano è sceso dal record di 378mila a 371mila dollari, mentre la perdita mediana è salita da 44mila a 45mila dollari.