FOGGIA - Operazione antimafia nel capoluogo pugliese, dove sei persone sono state raggiunte da misure cautelari nell’ambito di una vasta indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari che punta a fare luce sulla perdurante operatività della Società Foggiana e, in particolare, della batteria Sinesi-Francavilla. Tra gli indagati figurano due fratelli ritenuti dagli investigatori ai vertici del gruppo criminale, nonostante fossero già sottoposti agli arresti domiciliari. L’ordinanza, emessa dal gip del Tribunale barese su richiesta della Procura, è stata eseguita da Carabinieri e Polizia di Stato.

Secondo l’accusa, i presunti capi del sodalizio avrebbero continuato a impartire direttive e mantenere contatti con l’esterno, gestendo gli affari dell’organizzazione anche durante il periodo di restrizione. L’inchiesta della Dda di Bari descrive una struttura mafiosa ancora pienamente operativa, capace di estendere i propri interessi dal traffico di droga alle estorsioni, dai reati predatori fino all’infiltrazione nell’economia legale e alla pianificazione di azioni violente contro gruppi rivali. Uno dei destinatari della misura cautelare è accusato di aver utilizzato nel 2021 un telefono cellulare clandestino all’interno del carcere di Tolmezzo (Udine) per mantenere in vita i collegamenti tra il clan Sinesi-Francavilla e il clan Li Bergolis del Gargano, consentendo, secondo gli inquirenti, la prosecuzione delle attività criminali nonostante la detenzione dei vertici. 

Altri due indagati devono rispondere di autoriciclaggio e riciclaggio aggravati dalla finalità mafiosa. Al centro delle contestazioni vi sarebbe un’operazione economica risalente al periodo 2012-2013: circa 600.000 euro, ritenuti provento di attività illecite, sarebbero stati investiti nel settore edilizio attraverso un imprenditore foggiano, con l’obiettivo di favorire l’ingresso della criminalità organizzata nell’economia legale.

Le indagini, condotte dal Ros dei Carabinieri, dal Nucleo Investigativo foggiano, dalla Sisco barese e dalla Squadra mobile di Foggia, hanno ricostruito l’evoluzione della batteria Sinesi-Francavilla dopo il processo Corona, che aveva già certificato l’esistenza della Società Foggiana fino al 2016. Gli investigatori hanno inoltre ricostruito una presunta mediazione nella gestione della piazza di spaccio di Vieste. Secondo la ricostruzione accusatoria, uno degli arrestati avrebbe cercato di favorire gli interessi del clan Li Bergolis, promuovendo un accordo che prevedeva il pagamento di 10.000 euro mensili per l’utilizzo della piazza di spaccio viestana.
Particolarmente rilevante, secondo la Procura, sarebbe stato il mantenimento dei rapporti tra affiliati detenuti in diversi istituti penitenziari italiani.