CARACAS - Il Venezuela ha chiesto e ottenuto promesse di aiuto da governi di tutto il mondo dopo il terremoto che potrebbe aver causato migliaia di morti, spingendo anche Paesi ostili a mettere da parte, almeno per ora, lo scontro politico.
Secondo lo US Geological Survey, una scossa di magnitudo 7.2 ha colpito mercoledì sera circa 160 chilometri a ovest di Caracas, seguita meno di un minuto dopo da un sisma di magnitudo 7.5, il più forte registrato nel Paese dal 1900. Le autorità temono che il bilancio possa salire drasticamente: i modelli previsionali statunitensi indicano una probabilità concreta che le vittime superino quota 10mila.
Ieri notte (ora locale) Jorge Rodriguez, capo dell’Assemblea nazionale e fratello della presidente ad interim Delcy Rodriguez, ha riferito 235 morti confermati, oltre 200 persone intrappolate e 1.520 ricoverati. Almeno 250 edifici risultano danneggiati o distrutti. Tra le strutture colpite vi sono otto ospedali, la sede della Croce Rossa venezuelana e l’ambasciata francese.
La zona di La Guaira, dove si trova il principale aeroporto della capitale, appare tra le più esposte. Il ministro dell’Interno Diosdado Cabello ha detto che circa 70mila famiglie sono state colpite nello Stato costiero. “È diventata una zona disastrata”, ha dichiarato Rodriguez, spiegando che il governo sta lavorando con aziende private per far arrivare mezzi pesanti e accelerare le operazioni di salvataggio.
I soccorritori e i volontari hanno continuato a cercare superstiti tra le macerie per tutta la notte, ma le risorse sono scarse. A La Guaira, famiglie in attesa di notizie hanno visto volontari scavare a mani nude tra edifici crollati. Sull’autostrada Caracas-La Guaira, civili diretti verso la costa trasportavano acqua, cibo e medicinali, mentre le prime squadre di emergenza faticavano a coprire l’ampiezza del disastro.
A Moron, località balneare nello Stato di Carabobo vicina all’epicentro, case crollate, mancanza d’acqua ed elettricità hanno aggravato l’emergenza. Molti venezuelani erano in casa per un giorno festivo quando le scosse hanno fatto oscillare palazzi e spinto migliaia di persone in strada.
Gli Stati Uniti, che a gennaio avevano condotto un’operazione per catturare l’allora presidente Nicolas Maduro, hanno alleggerito alcune sanzioni per consentire l’ingresso degli aiuti. Donald Trump ha detto che Washington è pronta ad agire, mentre Marco Rubio ha annunciato squadre di soccorso e assistenza logistica del Pentagono per l’aeroporto danneggiato. Rodriguez ha ringraziato anche Vladimir Putin.
Le Nazioni Unite parlano di uno sforzo collettivo enorme in un Paese dove otto milioni di persone avevano già bisogno di assistenza umanitaria prima del sisma. Starlink fornirà servizio gratuito nelle aree colpite. Il petrolio, invece, sembra per ora risparmiato. Il Venezuela resta in ginocchio, ma il disastro ha imposto una tregua minima alla diplomazia dell’ostilità.