CANBERRA - I problemi di rendimento all’interno della Difesa sono più estesi del previsto, con processi decisionali congestionati e una gestione dei progetti giudicata troppo debole, mentre il governo Albanese prepara la più ampia riforma del Dipartimento in cinquant’anni.
A dicembre, l’esecutivo federale ha annunciato la creazione di un’agenzia indipendente incaricata di affrontare ritardi e sforamenti di costo nei programmi militari. La mossa viene programmata mentre il Partito laburista destina decine di miliardi aggiuntivi alla difesa nel prossimo decennio.
Il ministro dell’Industria della Difesa Pat Conroy ha dichiarato che stime imprecise dei costi e scarsa disciplina nella gestione dei programmi hanno contribuito a risultati deludenti. “L’analisi che abbiamo commissionato ha rilevato che i problemi erano più diffusi di quanto pensassi”.
Secondo Conroy, le procedure interne hanno spesso preparato le persone a un esito fallimentare, invece di metterle nelle condizioni di consegnare risultati concreti. Troppe parti del Dipartimento passerebbero troppo tempo in riunioni, con poca traduzione nella fase operativa. Ai livelli più alti, ha detto, le decisioni diventano troppo lente e affollate. Il nodo centrale è la responsabilità: se tutti rispondono di un progetto, alla fine non ne risponde nessuno.
Conroy illustrerà i progressi della riforma giovedì prossimo in un intervento al National Press Club. Userà il discorso anche per presentare il Partito laburista come partito credibile sulla difesa, in una fase in cui cresce il consenso per One Nation e una parte della base Laburista guarda con disagio all’aumento della spesa militare.
Il ministro vuole costruire una cornice politica più netta. “Dobbiamo spiegare costantemente perché investire nella Difesa è progressista - ha detto -. Si può voler combattere per un’Australia progressista, ma bisogna anche difendere un’Australia progressista”.
Il mese prossimo, Conroy rappresenterà il primo ministro Anthony Albanese al vertice NATO in Turchia. Parteciperà anche a un forum dell’industria militare, dove promuoverà il drone senza equipaggio Ghost Bat e i veicoli Bushmaster presso Paesi interessati ad ampliare le proprie relazioni in materia di difesa.
Il dibattito si inserisce in un contesto di incertezza sul rapporto con gli Stati Uniti, dopo l’approccio più transazionale dell’amministrazione Trump. Il futuro capo dell’Australian Defence Force, vice ammiraglio Mark Hammond, ha detto alla conferenza ASPI di Canberra che l’Australia è un Paese ricco, ma non abbastanza da difendersi da sola.
Secondo Hammond, una deterrenza autonoma richiederebbe una spesa militare superiore al 10% del PIL. Il governo prevede invece di portare la spesa al 3% entro il 2033, secondo il metodo NATO che include le pensioni militari. Nei prossimi dieci anni, il Dipartimento della Difesa riceverà altri 53 miliardi di dollari. Fondi nuovi, però, non bastano: senza una macchina che decida meglio, rischiano solo di continuare ad alimentare vecchi difetti.