MONTEVIDEO - Il governo di Yamandú Orsi ha inviato in questi giorni diversi segnali sull’importanza attribuita alla gestione della sicurezza pubblica, anche attraverso decisioni operative controverse come l’impiego dei veicoli militari blindati in attività di pattugliamento e intervento in alcuni quartieri sensibili. 

Una scelta che ha acceso il dibattito politico interno, con il Ministro del lavoro e sicurezza sociale Juan Castillo che ha messo in dubbio la “immagine” che tale misura potrebbe trasmettere ai cittadini. Il presidente, tuttavia, ha difeso la decisione sostenendo che sia necessaria per “risolvere” una situazione complessa. 

Sul piano internazionale, mentre si sviluppava questo confronto interno, il ministro degli Esteri Mario Lubetkin è intervenuto all’Organizzazione degli Stati Americani (Oea) ribadendo la necessità di “rafforzare” la cooperazione e lo scambio tra i Paesi della regione in materia di sicurezza. 

“La sicurezza emisferica si presenta oggi come uno dei debiti comuni più pressanti, complessi e multidimensionali che affronta il nostro continente”, ha affermato Lubetkin, nel suo intervento durante il dibattito generale del 46° periodo di sessioni dell’Assemblea generale dell’Oea, tenutosi lunedì a Panama. 

Il ministro ha inoltre elencato le principali minacce che interessano la regione: “Il crimine organizzato transnazionale, il narcotraffico, il traffico illecito di armi, la tratta di persone, il riciclaggio di proventi di reato, i reati informatici e altre espressioni della criminalità organizzata costituiscono minacce dirette per la sicurezza dei nostri cittadini, la stabilità istituzionale e la governabilità democratica”, ha aggiunto Lubetkin. 

In questo contesto, il capo della diplomazia uruguayana ha sottolineato che “l’Uruguay considera indispensabile rafforzare la cooperazione emisferica, lo scambio di informazioni, l’assistenza giuridica mutua e i meccanismi regionali di coordinamento”, temi oggi centrali anche in iniziative regionali come l’alleanza “Scudo delle Americhe”, promossa nei mesi scorsi durante la presidenza di Donald Trump e alla quale hanno aderito diversi Paesi, tra cui la Colombia dopo il recente cambio politico, ma non l’Uruguay, che mantiene una posizione autonoma. 

Lubetkin ha tuttavia precisato che tale cooperazione deve avvenire “sempre nel pieno rispetto dello Stato di diritto e dei diritti umani”, aggiungendo che “le politiche di sicurezza più efficaci e sostenibili sono quelle che si costruiscono sulla base della legalità, della protezione delle persone e del rinvigorimento istituzionale. Allo stesso modo, gli investimenti in educazione, occupazione, inclusione sociale e sviluppo sostenibile sono gli strumenti più potenti per affrontare le cause strutturali di questa violenza”. 

Nel suo intervento, il ministro ha anche ribadito la “convinzione” del governo sull’importanza dell’Oea come “foro politico privilegiato” dell’emisfero e “depositario di un esteso patrimonio istituzionale e normativo” da preservare. 

In un contesto internazionale segnato da nuove tensioni nei Caraibi (con un inasprimento delle pressioni statunitensi su Cuba e nuove sanzioni economiche) Lubetkin ha riaffermato la posizione storica dell’Uruguay a favore del “rispetto del diritto internazionale, dell’uguaglianza sovrana degli Stati, della soluzione pacifica delle controversie, del non intervento e dello stretto adempimento degli obblighi internazionali”, principi definiti non solo norme giuridiche, ma anche “garanzie indispensabili per la stabilità internazionale e la convivenza pacifica tra le nazioni”. 

In questa linea, il ministro ha sottolineato che, di fronte ai crescenti interrogativi, “l’Uruguay riafferma ancora una volta la sua convinzione che il multilateralismo è lo strumento più efficace per promuovere la pace, rafforzare la cooperazione internazionale e trovare soluzioni alle crisi che viviamo e che nessun Stato può risolvere da solo”. 

Parallelamente all’agenda diplomatica, il governo ha presentato in settimana il programma pilota “Libertà Sicura”, destinato all’accompagnamento di persone appena uscite dal sistema penitenziario con l’obiettivo di ridurre la recidiva. L’iniziativa coinvolgerà 300 uomini e 50 donne nell’arco di un anno e punta, secondo il segretario della Presidenza Alejandro Sánchez, a “rompere il circolo vizioso di povertà, violenza e reato”. 

Il programma prevede una fase preparatoria già all’interno delle carceri, con attività di regolarizzazione dei documenti, accesso alla tessera sanitaria, formazione, costruzione di profili professionali e definizione di piani individuali di reinserimento. Una volta conclusa la detenzione, i beneficiari riceveranno per tre mesi una Tessera Uruguay Sociale da 5.000 pesos (circa 125 dollari), biglietti del trasporto, vestiti, un telefono cellulare con ricarica e supporto abitativo per chi non dispone di una sistemazione. 

Successivamente, è previsto l’inserimento in un impiego protetto in enti pubblici per un anno, accompagnato da monitoraggio socio-lavorativo, assistenza sanitaria e supporto psicologico. In una fase ulteriore, il programma mira a favorire l’ingresso nel settore privato, attraverso incentivi e intermediazione occupazionale. 

Il progetto nasce su richiesta del Ministero dell’Interno per integrare politiche finora frammentate legate all’uscita dal carcere. Secondo Arim, l’obiettivo è riunire in un unico schema strumenti relativi a salute, identità e lavoro per migliorare le possibilità di reinserimento. 

“Libertà Sicura” si affianca ad altre iniziative già esistenti, come il programma “Liberati”, promosso dall’Associazione cristiana di dirigenti d’impresa (Acde), anch’esso orientato al reinserimento lavorativo degli ex detenuti.