CARACAS - Il terremoto che ha colpito il Venezuela nelle ultime ore, il più violento registrato nel Paese in oltre un secolo, si è abbattuto su una nazione già segnata da anni di crisi economica profonda, iperinflazione, corruzione e una gestione controversa del settore petrolifero, nonostante le enormi riserve di greggio.

Il Pil venezuelano risulta ancora ridotto di circa l’80% rispetto al 2013. 

La scossa è arrivata in un contesto già estremamente fragile, nonostante negli ultimi anni si fosse avviato un lento processo di riapertura economica e di parziale allentamento delle sanzioni statunitensi, accompagnato da una cauta liberalizzazione e da un maggiore coinvolgimento di compagnie petrolifere straniere.

Il governo guidato dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez ha mantenuto l’impianto politico della continuità bolivariana, pur cercando di rilanciare l’industria energetica. 

Ma le difficoltà strutturali restano profonde. Anche con una produzione petrolifera in ripresa, l’inflazione continua a erodere il potere d’acquisto, i salari restano bassi e gran parte della popolazione fatica ad accedere ai beni essenziali, dal carburante ai medicinali. Nel 2025, secondo dati delle Nazioni Unite, quasi 8 milioni di persone (circa un terzo della popolazione) hanno avuto bisogno di assistenza umanitaria, un dato che il sisma rischia ora di aggravare ulteriormente. 

Una catastrofe naturale di queste dimensioni, con un bilancio ancora provvisorio che le autorità indicano in almeno 164 morti e 971 feriti, rischia di compromettere anche le fragili prospettive di ripresa economica, in particolare nel settore petrolifero, che necessita di ingenti investimenti per modernizzare infrastrutture ormai obsolete. Più in generale, anni di crisi hanno lasciato il Paese privo di adeguati sistemi di risposta alle emergenze, con infrastrutture fragili che riguardano rete elettrica, idrica e sanitaria. 

Secondo le prime stime dello United States Geological Survey, i danni economici potrebbero oscillare tra i 10 e i 100 miliardi di dollari, una cifra che si avvicina al valore complessivo dell’attuale economia venezuelana. A pesare, oltre ai crolli provocati dalle due forti scosse di magnitudo 7.2 e 7.5, è anche il rischio di incendi dovuti alla rottura di tubature del gas e impianti elettrici. Come ha spiegato alla Cnn Lucy Jones, sismologa del California Institute of Technology, questi incendi potrebbero amplificare in modo significativo le perdite complessive. 

Inoltre, il sisma ha provocato diffuse interruzioni dei servizi essenziali: blackout, sospensioni dei trasporti e gravi danni alle infrastrutture. Il governo ha inoltre annunciato l’arrivo di squadre di soccorso internazionali. 

La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha riferito in un primo intervento televisivo che le vittime erano almeno 32 e i feriti oltre 700, precisando poi che il bilancio non includeva ancora lo stato di La Guaira, tra le aree più colpite. In un aggiornamento successivo, ha confermato che il numero delle vittime è salito ad almeno 164 morti. 

Rodríguez ha inoltre annunciato l’interruzione delle forniture domestiche di gas nelle zone colpite e la sospensione parziale del servizio idrico a Caracas e in diversi stati settentrionali. Blackout sono stati registrati nella capitale e a La Guaira, mentre secondo numerose testimonianze in molte aree di Caracas la corrente elettrica manca ancora. La metropolitana e i servizi ferroviari sono stati sospesi per facilitare le operazioni di soccorso, mentre l’aeroporto internazionale Simón Bolívar è stato chiuso dopo aver subito gravi danni. 

Sul fronte dei soccorsi, il governo ha annunciato l’arrivo imminente di squadre internazionali da Stati Uniti, Repubblica Dominicana, El Salvador, Messico e Qatar, mentre anche Cina, Brasile e oltre a diversi Paesi caraibici che hanno offerto assistenza. 

La presidente ha invitato la popolazione a segnalare dispersi e danni tramite una piattaforma governativa normalmente utilizzata per il monitoraggio dei servizi pubblici, mentre parallelamente centinaia di segnalazioni di persone scomparse circolano su canali non ufficiali e sui social network. Il governo ha infine messo a disposizione hotel e rifugi per chi ha perso la casa o non può rientrare nelle abitazioni danneggiate.