CANBERRA - Il divieto australiano sui social media per i minori di 16 anni sarà rafforzato nelle prossime settimane, mentre il governo Albanese cerca di blindare una legge presentata come una prima mondiale ma già contestata nei tribunali e aggirata da molti adolescenti.

A quasi otto mesi dall’entrata in vigore del bando, che riguarda piattaforme come Instagram, Snapchat, TikTok, Reddit e Facebook, il Partito laburista prepara nuove modifiche per aumentare la responsabilità dei colossi tecnologici e ampliare i poteri della commissaria eSafety.

Fonti governative hanno confermato che il primo ministro Anthony Albanese intende annunciare una stretta entro poche settimane. “Stiamo guidando il mondo, dovremmo esserne orgogliosi”, ha detto Albanese al Today Show di Nine. Il governo, ha aggiunto, sta valutando ogni modo per rendere le norme più incisive, soprattutto in caso di ricorsi legali.

Il punto è proprio la tenuta della legge. La commissaria eSafety Julie Inman Grant aveva già espresso dubbi sulla struttura del divieto, definendola troppo fragile e parlando di un approccio “molto rozzo”. A suo giudizio, un regolatore vale quanto gli strumenti e le risorse che gli vengono assegnati.

Il bando, entrato in vigore a dicembre, punta a rimuovere dalle piattaforme online i minori di 16 anni e a limitare l’accesso a contenuti ad alto impatto, compresa la pornografia. La misura ha però scatenato la reazione delle aziende tecnologiche e dei gruppi per le libertà digitali. Due ricorsi separati sono già stati presentati: uno da Reddit e uno da due adolescenti sostenuti dal Digital Freedom Project.

Il governo sostiene che milioni di account siano stati cancellati. Tuttavia, nuove ricerche indicano che il sistema può essere aggirato con relativa facilità. Secondo uno studio condotto dalla University of Newcastle pubblicato mercoledì, fino all’85% dei minori di 16 anni ha dichiarato di usare ancora i social dopo l’entrata in vigore del divieto. Il rapporto ha trovato poche prove di una riduzione reale dell’uso rispetto al periodo precedente.

Albanese ha ammesso che la legge non riuscirà a bloccare ogni accesso, ma ha respinto l’idea che questo renda inutile il divieto. Ha paragonato la situazione alle norme sull’alcol: il fatto che un minorenne possa entrare in un pub e bere non significa, ha detto, che le regole non debbano esistere.

La sfida per il Partito laburista è ora trasformare un segnale politico in un sistema applicabile. Senza verifiche più robuste e poteri più chiari per il regolatore, il divieto rischia di restare una barriera visibile, ma facile da superare.