ROMA - La scelta del Pd di votare ‘no’ alla legge contro l’antisemitismo è “un errore”. Il giorno dopo la riunione fiume del gruppo alla Camera, la minoranza riformista si è fatta sentire con le voci del deputato Piero Fassino e del senatore Walter Verini. Ma le preoccupazioni vanno oltre le dichiarazioni in chiaro. Quello che filtra è un timore sul futuro prossimo.
Fra i riformisti si è acceso un alert: non sia che questo riposizionamento ne preluda altri, magari sull’Ucraina. E poi ricordano: al Senato, a marzo, M5s e Avs hanno votato ‘no’ alla legge contro l’antisemitismo, mentre l’indicazione Pd era stata per l’astensione. Quindi, c’è già stato un allineamento. Che, annotano, è arrivato pochi giorni dopo la kermesse in cui il M5s ha ribadito il ‘no’ all’invio di armi all’Ucraina e mentre Avs, che è su posizioni analoghe, avvertiva: “Su Kiev l’accordo col Pd non è scontato”.
Sulla carta, il ‘no’ del Pd alla legge contro l’antisemitismo non è ancora definitivo. Per votare ‘sì’, la segretaria Elly Schlein ha chiesto alla destra di “cambiare la definizione divisiva” mutuata dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (Ihra) che, secondo la lettura di diversi opinionisti, rischierebbe di trasformarsi in una censura verso qualsiasi critica al governo di Israele. L’appello è caduto nel vuoto: “Non cambieremo - ha tagliato corto il senatore di Fi, Maurizio Gasparri -. Evidentemente nel Pd cedono alle pressioni dei gruppi proPal”. Al Senato, al voto a marzo, l’indicazione del Pd era per l’astensione, ma sei esponenti riformisti hanno votato a favore. Alla Camera, i riformisti sono cinque: Lorenzo Guerini, Lia Quartapelle, Virginio Merola, Nicola Carè e Fassino. Non voteranno ‘no’, ma ancora stanno riflettendo su quale posizione tenere: “Il ddl non verrà in aula prima di metà ottobre, concorderemo anche alla luce degli sviluppi della discussione”, è la spiegazione.
Nella riunione del gruppo, anche il deputato Paolo Ciani, segretario di Demos, non ha nascosto le perplessità, spiegando che la sua decisione su come votare sarà tormentata: la legge è fatta male, ha in pratica sostenuto, e la destra non vuole farne una seria, condivisa, ma è angosciante l’idea di contrastare una noma contro l’antisemitismo. Per Fassino “non è vero che questa legge limiti il diritto di critica al governo di Israele. La critica più dura al governo Netanyahu è giusta e doverosa, ma questo non può tradursi nell’abbandonare un impegno fermo e chiaro contro l’antisemitismo”. Il senatore Verini si dice “preoccupato. La legge non impedisce in nessun modo di esercitare critiche ed attacchi al governo israeliano, a Netanyahu. Era l’ispirazione della proposta” dal senatore Pd, Graziano Delrio, “che era riuscito a far togliere qualsiasi rilievo penale alla legge. Se fosse stata una legge che impedisce il dissenso, non l’avrei votata”. Critiche alla linea ufficiale del Pd sono arrivate da Sinistra per Israele, che parla di “voltafaccia incomprensibile” e di “ferita difficilmente sanabile”. Critico anche il direttore del Museo della Brigata ebraica di Milano, Davide Romano: “È un tradimento non solo della comunità ebraica, ma degli stessi valori della sinistra”.