ROMA  - “Caro Daniele, ti sei lamentato sul Domani perché ho definito mediocre la scelta di affidare a te e a Giulia Presutti la conduzione di Report. Confermo, e specifico: mediocre non è la vostra professionalità, che non metto in discussione, mediocre è la scelta di mettervi alla guida del programma di inchiesta più importante della storia della televisione italiana”. Così Sigfrido Ranucci replica su Facebook alle affermazioni del nuovo co-conduttore di Report Daniele Piervincenzi al Domani. “Mi dispiace delle parole che ha utilizzato, ma capisco in che situazione psicologica si trovi adesso - aveva detto ieri al quotidiano -. Certo, prima mi manda in Congo per l’inchiesta su Luca Attanasio, me la compra e due mesi dopo dice che sono un mediocre...”

Ranucci ha replicato sostenendo che “un servizio realizzato per Report - peraltro mai andato in onda, e da me risistemato un paio di volte - non fa di nessuno un conduttore. Del resto la tua precedente conduzione di Popolo Sovrano, nella primavera del 2019 segnò performance dal 2,4% al 3,8%. Mi hai scritto che comprendi il mio stato psicologico, e che per questo mi perdoni per le critiche. Ti risparmio la fatica: non credo che tu possa comprendere cosa significhi essere bersaglio di 2800 articoli di fango, il cui unico scopo era delegittimare me, la mia storia, le persone che mi sono vicine e Report stesso”.

“La Rai - prosegue l’ormai ex conduttore - ha giustificato la vostra nomina a conduttori richiamando un concorso vinto. Si è dimenticata di specificare quale: un concorso pensato per coprire i buchi di organico nelle redazioni dei Tg regionali” e non per “dirigere un programma di prima serata di 160 minuti di inchieste”.

Ranucci ricorda di aver lavorato a lungo a Report e di aver “imparato, e tanto anche da quella generazione di inviati storici, a selezionare e a far crescere una squadra. Una squadra di giornalisti straordinari. Ruvidi, anche un po’ stronzi — non hanno mai fatto sconti a nessuno, tantomeno a me, come raccontano le cronache di questi giorni — ma sempre leali con il pubblico. Ed è per questo che voglio loro ancora un gran bene, e cerco di difendere la loro storia”.

Quanto a Giulia Presutti, l’ex conduttore sottolinea che “pur sapendo da settimane che sarebbe stata la nuova conduttrice di Report ha mentito in maniera seriale a me e ai suoi colleghi tenendo nascosto l’accordo che aveva già chiuso. Giulia sa bene di averla fatta grossa: da quando la notizia è uscita, non mi ha risposto più al telefono. Il coraggio e la tenuta psicologica non sono le sue migliori qualità. Se la cava meglio con opportunismo e furbizia. Ma la questione ora è un’altra. Come si può pensare, al di là del merito, che possa essere il volto credibile di una squadra di fuoriclasse ai quali ha mentito per settimane? Una frattura insanabile. In questa vicenda la grande assente è la gratitudine. Non ferisce chi non ti deve nulla. Ferisce chi ti doveva tutto e ha scelto di non ricordarlo. È umano, per un giornalista, desiderare di condurre il programma più importante della televisione italiana. È disumano pensare di farlo senza averlo meritato, camminando indifferenti sulle sue macerie”.

Sul fronte della squadra di lavoro del popolare programma di inchiesta, resta un blocco di giornalisti che, compatti con Ranucci, insistono sul fatto il nome (o i nomi) dei futuri conduttori debba avere una loro approvazione: “Nell’incontro di oggi abbiamo ribadito la posizione espressa da inviati esterni e giornlisti interni di Report: la Rai deve fare marcia indietro sulle nomine dei due nuovi conduttori o comunque deve esserci una loro rinuncia, altrimenti non ritorniamo a lavorare e abbandoniamo tutto”. Lo conferma all’ANSA l’inviato di Report Bernardo Iovene dopo l’incontro con il direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini, che ha avuto un colloquio separato anche con l'altro membro della squadra di Report Giulio Valesini.

“I toni dell’incontro sono stati di apertura e discussione sulle prospettive, ma niente di concreto - spiega Iovene -. È chiaro che senza la rinuncia da parte dei due nominati, anche la Rai ha difficoltà a tornare indietro sui suoi passi. Ora la situazione è bloccata e non saprei dire quale possa essere la soluzione. Noi non possiamo rinunciare alla nostra posizione, non possiamo tornare indietro”.

Mentre andiamo in stampa è previsto un incontro tra Corsini e tutta la redazione di Report nella sede Rai di via Teulada, poi, a seconda dell’esito, potrebbe essere convocata una conferenza stampa, forse il giorno dopo. “È quello l’incontro importante - prosegue Iovene -, noi avevamo semplicemente il mandato di ribadire quanto emerso nell’assemblea dei giornalisti interni, che sono pronti a fare sciopero, e quanto espresso da noi inviati esterni”.

“C’è una posizione unanime di tutta la redazione di Report - sottolinea ancora Iovene -. Tutti noi quattro giornalisti, indicati all’inizio per la conduzione (oltre a Iovene, Giulio Valesini, Giorgio Mottola e Paolo Mondani, ndr) siamo pronti a farci da parte se l’azienda indicherà altri nomi interni che hanno l’appoggio della redazione. A me è stata proposta la nomina a capo-autore, ma se gli altri abbandonassero finirei a fare il capo-autore di me stesso. Tra i due nomi indicati dall’azienda uno non fa parte neanche della redazione, l’altra è una giornalista che ha svolto qualche inchiesta. Sono nomi imposti e noi vogliamo essere consultati. In ogni modo, per condurre Report bisogna avere la fiducia della redazione”.