LONDRA - Prende ufficialmente il via l’era di Andy Burnham alla guida del Regno Unito. Il neoinsediato premier britannico riunisce oggi per la prima volta il suo Gabinetto a Downing Street, pronto ad annunciare le prime misure urgenti per contrastare la morsa del caro-vita.
A 56 anni, l’ex sindaco della Greater Manchester diventa il settimo primo ministro a varcare la soglia del civico 10 dal referendum sulla Brexit del 2016, raccogliendo il testimone da Keir Starmer al termine del mandato biennale di quest’ultimo.
Il nuovo Gabinetto: la “purga” dei fedelissimi di Starmer
Nonostante la presenza di alcune figure già operative nel precedente esecutivo, il rimpasto promosso da Burnham segna una netta discontinuità, al punto che il quotidiano The Times non ha esitato a definirlo una vera e propria “purga” a danno dei fedelissimi del premier uscente.
Tra i passaggi più significativi spicca quella che il Financial Times ha descritto come una nomina “a sorpresa”: l’ex ministro della Difesa John Healey — uscito dal precedente governo a causa di una disputa sui bilanci — prende il posto di Rachel Reeves, storica alleata di Starmer, alla guida del Tesoro. Healey si trova ora ad affrontare una congiuntura complessa, segnata da una crescita economica lenta e da finanze pubbliche appesantite da un elevato debito nazionale.
Per quanto riguarda i dicasteri chiave:
Difesa: l’incarico va a Wes Streeting, ambizioso ex ministro della Salute che in passato aveva valutato di correre per la leadership del Labour. Streeting avrà la responsabilità di attuare il piano decennale di investimenti per la modernizzazione delle forze armate.
Esteri: la guida della diplomazia viene affidata a Ed Miliband, finora titolare dell’Energia.
Interno: confermata Shabana Mahmood, nota per la sua linea intransigente in materia di immigrazione.
Edilizia abitativa: si registra il ritorno di Angela Rayner, figura di spicco dell’ala sinistra del partito ed ex vice di Starmer.
I finanziamenti alle forze armate avevano rappresentato un fattore decisivo nel minare la tenuta del governo Starmer a giugno, accelerandone la caduta. Riferendosi a questo tema, Streeting ha chiarito la nuova linea con un messaggio sui social subito dopo la nomina: “Garantiremo alle nostre forze armate le risorse di cui hanno bisogno”. Il neo ministro ha inoltre confermato il pieno sostegno all’Ucraina, in continuità con i colloqui telefonici avuti da Burnham con il presidente Volodymyr Zelensky, oltre che con Donald Trump ed Emmanuel Macron.
La ricetta per la Gran Bretagna e il “Numero 10 del Nord”
L’azione del nuovo primo ministro punta a intervenire con rapidità sulla crisi del costo della vita, dando seguito alle promesse del discorso d’insediamento in cui si è impegnato ad avviare “i cambiamenti più profondi degli ultimi quarant’anni” per dare stabilità al Regno Unito e “riportare la speranza”.
Parlando a braccio al fianco della moglie Marie-France van Heel, dei figli e della madre, Burnham ha illustrato la sua visione basata sulla reindustrializzazione del Paese, la costruzione di un maggior numero di alloggi popolari e la creazione di una “nuova economia” caratterizzata da un più incisivo controllo statale sui servizi essenziali. Tra le priorità assolute figura la “fine del fenomeno dei senzatetto”, obiettivo sottolineato dalla visita a un centro di accoglienza per senza fissa dimora effettuata la mattina stessa della sua nomina.
Il Partito Laburista confida nella popolarità del politico — soprannominato il “Re del Nord” — per arginare il consenso crescente di Reform Uk, la formazione anti-immigrazione guidata da Nigel Farage attualmente in testa ai sondaggi in vista delle elezioni del 2029. Dopo i tentativi falliti di conquistare la guida del Labour nel 2010 e nel 2015, Burnham ha costruito il suo profilo nazionale proprio rilanciando l’area metropolitana di Manchester, facendosi promotore di una decentralizzazione del potere da attuare anche attraverso l’istituzione di una sorta di “Numero 10 del Nord”.