PIETRACATELLA - Nuovi elementi emergono sul caso di Pietracatella e sul mistero della ricina che ha causato la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, decedute a fine dicembre dopo un malore accusato durante le festività natalizie.
Secondo indiscrezioni, gli esami effettuati dal Robert Koch Institut di Berlino sui campioni di sangue di Gianni e Alice Di Vita avrebbero dato esito negativo: non sarebbero stati rilevati anticorpi riconducibili a una precedente esposizione alla tossina.
Gli specialisti tedeschi, incaricati dalla Procura di Larino, dovevano verificare se il marito e l’altra figlia di Antonella Di Ielsi fossero entrati in contatto con lo stesso veleno che ha causato i decessi, ma sulla base delle informazioni filtrate questa esposizione non ci sarebbe stata.
I prelievi erano stati eseguiti tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, nell’ambito dell’attività scientifica avviata per ricostruire quanto accaduto nell’abitazione della famiglia durante le festività natalizie.
Il risultato assumerebbe rilievo soprattutto per Gianni Di Vita, che nelle ore in cui le condizioni della moglie e della figlia erano precipitate aveva accusato alcuni malori ed era stato ricoverato all’ospedale Spallanzani di Roma, facendo ipotizzare una possibile esposizione alla ricina.
Parallelamente agli accertamenti scientifici, la Procura ha intensificato gli approfondimenti informatici, e la Squadra mobile della Questura di Campobasso ha sequestrato a Di Vita un computer e dieci pen drive.
Proseguono anche le audizioni delle persone informate sui fatti, tra cui Alice Di Vita. “Le indagini continuano”, sottolinea la Procura, aggiungendo però che al momento non ci sono indagati.