ROMA - Ancora avanti su binari paralleli. Il centrodestra fa un passetto verso la riforma della legge elettorale con l’adozione (con i soli propri voti) in commissione Affari Costituzionali alla Camera del ‘Bignami bis’ come testo base per l’esame. Le opposizioni si mantengono sulle barricate e studiano la strategia migliore per provare a smantellare una riforma che contestano nell’impianto e nel metodo. Dopo il voto in commissione, che ha visto la contrarietà anche di Iv, +Europa e Azione, i leader del campo largo, si sono confrontati. Un incontro, quello tra Schlein (che ha sentito prima anche Magi), Conte, Fratoianni e Bonelli, nel quale sarebbe stata ribadita la linea della contrarietà a un testo considerato incostituzionale anche dopo le limature messe in campo dal centrodestra a fine maggio. L’idea emersa è poi quella di un coordinamento per le prossime fasi d’esame a partire dagli emendamenti che, nell’idea di molti, dovranno essere, principalmente soppressivi.
Non totalmente, però: da Magi (che è stato invitato dal centrodestra a presentare via emendamento la sua proposta sulle sottoscrizioni online) arriverà una proposta di modifica per il ripristino del Mattarellum. Fratelli d’Italia, intanto, difende il suo testo. “Ha un impianto efficace e coerente”, evidenzia Angelo Rossi, relatore della maggioranza in materia. “Abbiamo accolto molte osservazioni degli auditi che coincidono con richieste delle opposizioni”, dice la ministra Elisabetta Casellati che attacca i “no a prescindere” che “non aiutano il dibattito” del centrosinistra. Le opposizioni appaiono comunque decise nel no alla riforma e si compattano su questo fino ad Az. Le critiche sono sia sull’impianto della riforma, a partire dalle liste tutte bloccate, sia sul metodo.
E così, quando, dopo l’adozione del testo base, in commissione il presidente Nazario Pagano propone un calendario piuttosto serrato con il termine per gli emendamenti dopo appena quattro giorni, oggi 8 giugno, i componenti delle opposizioni saltano sulla sedia e vanno all’attacco. “Non aspettatevi la nostra collaborazione”, attacca la dem Simona Bonafé, e a criticare sono tutti gli esponenti della minoranza presenti. “Una tempistica inaudita e provocatoria”, sottolineano in una nota sottoscritta da Bonafè, Filiberto Zaratti, Alfonso Colucci, Maria Elena Boschi, Riccardo Magi e Matteo Richetti. Alla fine, dopo un braccio di ferro, il presidente Pagano accorda una dilazione: il termine slitta a giovedì 11. Dal 16 al 23 giugno verranno poi esaminati e il testo arriverà in Aula il 26 per la discussione generale e il voto a luglio con tempi contingentati. Pochi gli aggiustamenti che potrebbero arrivare dalla maggioranza che mantiene l’obiettivo di provare a portare a casa la riforma, anche al Senato, entro l’estate.