SYDNEY – Ben Roberts-Smith ha respinto categoricamente le accuse di crimini di guerra formulate nei suoi confronti, dichiarando di non aver mai ucciso civili né violato le regole d’ingaggio durante il servizio in Afghanistan.

L’ex soldato delle SAS, 47 anni, insignito della Victoria Cross e ritenuto il militare australiano vivente più decorato, era stato arrestato ad aprile e incriminato per aver ucciso o ordinato l’uccisione di cinque detenuti disarmati tra il 2009 e il 2012.

In una lunga intervista concessa al conduttore di 2GB Radio Ben Fordham, Roberts-Smith ha negato punto per punto le contestazioni.

“Non ho maledettamente ucciso nessuno”, ha dichiarato in alcuni estratti trasmessi questa mattina.

Alla domanda diretta se avesse sparato a prigionieri, ha risposto “No”.

Fordham gli ha quindi chiesto se avesse visto altri soldati sparare a detenuti. Anche in questo caso Roberts-Smith ha risposto negativamente.

L’intervista, durata circa due ore e mezza e registrata in Queensland l’8 ottobre, dovrebbe essere pubblicata integralmente su YouTube.

Roberts-Smith ha sostenuto di essersi sempre comportato professionalmente durante le operazioni militari e di non avere rimpianti per le proprie decisioni sul campo.

“Non cambierei una sola cosa. Rifarei tutto esattamente nello stesso modo perché so di aver fatto la cosa giusta”, ha affermato.

Ha aggiunto di essere stato disposto a morire per il proprio Paese ogni volta che lasciava la base e di aver fatto tutto il possibile per proteggere i propri compagni.

“Ma non ho mai infranto le regole d’ingaggio”, ha ribadito.

Secondo l’accusa, nell’aprile 2009 Roberts-Smith avrebbe mitragliato il prigioniero afghano Mohammed Essa e ordinato l’esecuzione del figlio Ahmadullah durante un’operazione in un complesso fortificato.

I documenti giudiziari sostengono inoltre che armi sarebbero state collocate sui corpi per far apparire le vittime come combattenti nemici.

In riferimento a un presunto incidente risalente all’agosto 2012, nel villaggio di Darwan, l’ex SAS è accusato di aver spinto un uomo ammanettato, Ali Jan, da una scarpata alta circa dieci metri e di aver poi ordinato che venisse trascinato nel letto di un torrente e ucciso.

Due mesi dopo, a Syahchow, avrebbe invece disposto l’esecuzione di due prigionieri, uno dei quali sarebbe stato ucciso direttamente da lui e l’altro da un subordinato.

Roberts-Smith ha respinto tutte le accuse e ha chiesto di essere giudicato equamente nel procedimento in corso.