ROMA - Rischia l’annullamento il maxi processo per la gestione dei fondi della Segreteria di Stato vaticana che vede coinvolto tra gli altri il monsignor Angelo Becciu.
La scorsa settimana, infatti, le difese degli imputati hanno chiesto l’annullamento per la mancanza di una testimonianza chiave agli atti del processo, quella di monsignor Alberto Perlasca, responsabile dell’Ufficio Amministrativo della Segreteria di Stato fino al 2019 e grande accusatore di Becciu. Nelle lunghe indagini Perlasca è stato interrogato 5 volte, due come imputato e altre tre come persona informata sui fatti. I difensori hanno accusato i Pm di non voler permettere l’accesso alla registrazione audio-video delle sue deposizioni e chiedono di acquisire tutto il materiale, circa 5 ore, altrimenti il processo è da considerarsi nullo per violazione del diritto di difesa. Agli atti infatti vi è solo un verbale molto stringato, in cui mancano molte parti della testimonianza e mancano tutte le domande.
Il Procuratore aggiunto Alessandro Diddi ha motivato l’assenza agli atti del materiale come gesto di tutela della privacy dello stesso Perlasca e delle persone da lui citate, ma ha ammesso l’errore e ha proposto la restituzione completa degli atti, il che avrebbe voluto dire ricominciare da zero l’istruttoria, ma avrebbe mantenuto in vita il processo già iniziato. Le difese però non hanno accettato la proposta di Diddi e hanno ribadito che va annullato l’intero atto di citazione degli imputati e, di conseguenza, l’intero processo.
Per il momento, tuttavia, il Tribunale vaticano ha ordinato al procuratore di procedere con il deposito degli atti ancora mancanti, tra cui le video registrazioni del testimone chiave mons. Alberto Perlasca, entro il 3 novembre e ha fissato la prossima udienza per il 17 novembre, ma ha anche annullato il rinvio a giudizio per diversi degli imputati. Di fatto sgonfiando il processo.