ABU DHABI – L’Opec perde un altro pezzo. Gli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di uscire dall’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio e dall’Opec+ (che comprende altri 10 Paesi fra cui la Russia) a partire dal primo maggio prossimo, cambiando così il volto del mercato dell’oro nero.

La loro decisione segue una serie di abbandoni avvenuti negli ultimi anni: Angola (2024), Ecuador (2020) e Qatar (2019). Con l’uscita degli Eau la lista dei Paesi Opec si riduce a 11 membri: Arabia Saudita, Iran, Iraq, Kuwait, Venezuela, Algeria, Repubblica del Congo, Gabon, Guinea Equatoriale, Libia e Nigeria.

Il ministro dell’Energia degli Emirati, Suhail Mohamed al-Mazrouei, ha dichiarato all’agenzia Reuters che la decisione è stata presa dopo un’attenta valutazione e senza consultare in precedenza Riad.

La svolta di Abu Dhabi, dopo 60 anni di appartenenza al cartello, segna una svolta storica guidata dalla volontà del Paese di “concentrare gli sforzi su ciò che l’interesse nazionale impone” e quindi perseguire un’autonomia strategica energetica. Arriva anche in un momento particolare, con l’industria petrolifera mondiale alle prese con la massiccia interruzione delle forniture causata dalla guerra in Iran e il blocco di Hormuz, e rappresenta, dunque, un duro colpo per l’organizzazione, dato che gli Emirati sono il terzo produttore del gruppo.

Secondo alcuni dati ufficiali, nel 2022 il Paese produceva 4 milioni di barili al giorno, oltre il 4% del totale a livello mondiale.

La mossa di Abu Dhabi “è un’indicazione di come la guerra in Iran rimodellerà i mercati energetici globali negli anni a venire”, sottolineano gli analisti. Infatti, mentre con l’appartenenza all’Opec i Paesi devono rispettare le decisioni del cartello su quote e livelli di produzione, uscendo dall’organizzazione gli Emirati ora sono completamente liberi di decidere la propria politica petrolifera, quindi quanto produrre, e reagire più velocemente alle richieste del mercato, senza essere vincolati da un processo decisionale collettivo.

L’uscita degli Emirati dall’Opec rappresenta una vittoria per il presidente statunitense Donald Trump, che ha accusato l’organizzazione di “derubare il resto del mondo” gonfiando i prezzi del petrolio attraverso i tetti alla produzione. Trump aveva anche affermato che mentre gli Stati Uniti difendono militarmente i membri dell’Opec, questi “sfruttano la situazione imponendo prezzi elevati”. Washington non fa parte dell’organizzazione e negli ultimi anni ha già aumentato la propria produzione.

L’addio di Abu Dhabi segue inoltre anni di tensioni con la vicina Arabia Saudita, leader di fatto dell’Opec, sia sulla politica di produzione che su una competizione per l’influenza politica sulla regione. 

Negli ultimi anni i due Paesi si sono scontrati nelle riunioni dell’Opec+, con gli Emirati che puntavano ad aumentare la produzione di petrolio e Riad che continuava a imporre tagli. Secondo gli analisti, nell’immediato l’impatto dell’uscita degli Eau dall’Opec sarà “probabilmente limitato” perché la guerra tra Stati Uniti e Iran sta “soffocando” le esportazioni di petrolio dal Golfo Persico, costringendo Emirati, Arabia Saudita, Iraq e altri a tagliare drasticamente la produzione piuttosto che aumentarla.

Sui mercati intanto il petrolio Wti è risalito oltre i 100 dollari al barile a New York, mentre il Brent del Mare del Nord ha superato i 110 dollari al barile.