Mi sono aggirato per le strade di Manhattan a caccia di segni di indignazione, alla ricerca delle veglie di massa che avrebbero dovuto aver luogo, per scongiurare la follia, ma ho incontrato solo qualche sguardo allucinato.
Ho visto qualcuno tirare un sospiro di sollievo quando è arrivato l’ennesimo voltafaccia, nulla di più: testimonio che nulla è cambiato, nella vita della grande metropoli, nelle ore in cui un Presidente aveva promesso di riportare l’Iran, l’antica Persia, “all’età della pietra”.
Forse la maggioranza ha pensato che fosse solo un bluff, l’ennesima minaccia inconcludente di un iroso buffone, ma quando un uomo si traveste da Messia e nel suo entourage si arriva a sostenere che Dio stesso è certamente intervenuto per aiutare a recuperare un aviatore disperso sulle montagne, c’è da temere che per quel governo tutto sia legittimo, anche l’annientamento di un popolo intero che, pochi giorni prima, si era dichiarato di voler liberare dall’oppressione.
Non c’è limite al delirio di onnipotenza se Dio è dalla tua parte, il folle della Casa Bianca ha persino detto che è lo stesso popolo iraniano a chiederlo a gran voce: “Continuate a bombardarci”. Dio lo vuole.
Il Presidente ora continua a lanciare i suoi strali, minaccia, dice che se l’Iran non si piegherà ai suoi voleri farà distruggere tutte le infrastrutture civili del Paese; si tratterebbe di crimini di guerra, secondo le convenzioni internazionali, ma questo non è certo un deterrente per i potenti.
La Corte Penale Internazionale ha emesso da tempo mandati di cattura per Putin e Netanyahu, ma i due leader restano saldamente al comando delle rispettive nazioni e a nessuno viene in mente davvero di arrestarli, anche se continuano a far distruggere ospedali e centrali elettriche e fanno assassinare giornalisti, medici e paramedici.
Di recente Human Rights Watch e Amnesty International hanno documentato e denunciato l’uso di proiettili incendiari al fosforo bianco in Libano da parte di Israele: si tratta di armi devastanti e crudeli, vietate dalle convenzioni internazionali, eppure nessuna condanna è arrivata dai Paesi occidentali, timorosi di essere accusati di antisemitismo se criticano il governo israeliano. Anzi, con una mossa sconcertante, l’amministrazione Usa ha emanato norme per proteggere la produzione e il commercio del glifosato, l’erbicida più usato e controverso al mondo, così proteggendo e intensificando anche la produzione di fosforo per scopi civili e militari.
In questo caos qualcuno si chiede se torneranno a tuonare le bombe atomiche, ottant’anni dopo Hiroshima e Nagasaki e nessuno lo può escludere: il tabù incardinato nella politica della deterrenza durante la guerra fredda è venuto meno.
Da febbraio 2026 il Doomsday Clock, l’orologio che calcola il rischio di guerra nucleare, segna 85 secondi alla mezzanotte e gli scienziati che lo aggiornano, monitorando il comportamento delle potenze atomiche, avvisano che dal 1947 non siamo mai stati così vicini alla catastrofe globale.
Questa incredibile irresponsabilità nei confronti del mondo intero da parte di chi possiede armi micidiali sta facendo crescere l’ansia per i destini del pianeta. Gli scienziati climatici studiano da tempo il crescente impatto delle guerre sul clima.
Mentre siluri e bombe piovono su popolazioni inermi potrebbe sembrare irrilevante, se non addirittura assurdo, occuparsi di questioni ambientali, ma la realtà è che la crescente diffusione delle guerre aggrava in vario modo anche la crisi climatica.
L’uso di armamenti sempre più micidiali devasta infatti i territori colpiti rendendoli inospitali per lungo tempo e i danni si estendono alle zone limitrofe, a seconda della direzione dei venti, con effetti devastanti che diventerebbero addirittura terrificanti nel caso di uso di armi nucleari.
La bonifica e la ricostruzione delle zone distrutte hanno evidentemente un suo costo enorme in termini ecologici e la diffusione dei conflitti provoca una domanda incessante di nuovi armamenti aumentando a dismisura le commesse per l’industria bellica, che è fortemente inquinante.
Inoltre, gli eserciti, con la loro complessa organizzazione logistica e costante crescita tecnologica, sono fra i maggiori responsabili del cambiamento climatico: si stima ad esempio che l’esercito Usa sia un eccezionale inquinatore, con emissioni di CO2 maggiori di molti Stati industrializzati.
Infine, a causa della recrudescenza delle guerre e della conseguente necessità degli Stati di rafforzarsi militarmente, l’agenda verde è stata messa ovunque sottotraccia e, invece di pensare alla riconversione green, i governi hanno rilanciato il fossile, rischiando di vanificare l’enorme sforzo compiuto negli scorsi decenni per la riconversione dell’economia nel senso del graduale abbandono dei combustibili responsabili del surriscaldamento globale. Chi conosce le basi scientifiche del cambiamento climatico sa che in mancanza di una riduzione della temperatura globale i disastri che ne deriveranno all’ecosistema porteranno a sconvolgenti devastazioni e a nuove grandi migrazioni, con vittime assai più numerose di quelle che conteggiamo oggi nei singoli conflitti in corso.
Fin dall’invasione dell’Ucraina e, oggi molto di più, dopo l’irresponsabile attacco israeliano-statunitense su Iran e Libano, abbiamo potuto toccare con mano quanto sia letale la nostra dipendenza dal petrolio.
Tutto ciò non sarebbe accaduto se, invece di sottomettersi per decenni alle lobby del fossile, i governi avessero seguito le indicazioni degli scienziati e cominciato la riconversione dell’economia già alle prime avvisaglie della crisi climatica.
Tutto sembra dimostrare quanto sia necessario smettere di alimentare l’industria bellica, mandare in pensione i leader pazzi e guerrafondai e ricominciare a lavorare per pace e ambiente. Mai come oggi si può comprendere quanto le lotte pacifiste e quelle ecologiste siano strettamente correlate ed è facile intuire che seguendo la strada intrapresa dai leader irresponsabili che infiammano il mondo non sarà solo l’Iran a tornare all’età della pietra.
stravagario.aladino@gmail.com