RIMINI - Antonio Tajani chiude la porta a nuove tasse sugli extraprofitti, ma apre a un confronto con le imprese del settore energetico per un contributo concordato in una fase difficile.
“Io sono contrarissimo a qualsiasi ipotesi di extra profitto, di tasse. Quando sento la parola tasse mi viene l’orticaria”, ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri arrivando al Meeting di Rimini. Secondo Tajani, si può lavorare “discutendo e confrontandoci con il mondo industriale, soprattutto nel settore degli idrocarburi”.
Il ministro richiama il modello seguito con banche e assicurazioni: “Un confronto, un contributo è giusto che sia dato, come abbiamo fatto con le banche, con le assicurazioni”. Ma precisa: “Non voglio sentire la parola extra profitto, che mi sa molto di Unione Sovietica”.
Al Meeting, Tajani partecipa all’incontro “La speranza da Ri-costruire nella terra dei cedri”, dedicato al Libano. Il governo italiano, sottolinea, è impegnato a “difendere la presenza cristiana in Libano e in tutto il Medio Oriente”, non solo per tutelare la libertà religiosa, ma perché rappresenta “una garanzia a sostegno della pace”.
In un’intervista al “Sussidiario.net”, Tajani affronta anche il rapporto con gli Stati Uniti e nega fratture tra alleati. Con Washington, afferma, “non c’è stato alcuno strappo”.
Le relazioni transatlantiche restano “l’asse fondamentale della nostra sicurezza” e il vertice Nato di Ankara, secondo il ministro, ha confermato che non si è davanti a una frattura, ma a “una discussione necessaria su come rafforzare l’Alleanza nel futuro”.
Il rapporto con gli Stati Uniti, aggiunge Tajani, “prescinde dai singoli presidenti” ed è fondato su valori e interessi comuni. Tra i nuovi campi di cooperazione cita la dichiarazione sulla “Pax Silica”, promossa per rafforzare la sicurezza delle filiere dei semiconduttori avanzati e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Sull’Ucraina, il ministro ritiene che l’attuale fase possa aprire “uno spazio negoziale”, alla luce dei risultati ottenuti da Kiev e delle difficoltà economiche e politiche russe. Ma avverte che interrompere gli aiuti significherebbe costringere l’Ucraina a trattare “da una posizione di debolezza” e permettere a Mosca di imporre le proprie condizioni.
“Dobbiamo però muoverci con prudenza”, precisa Tajani, perché restano “forti incertezze sulle reali intenzioni del Cremlino”, mentre continuano i bombardamenti contro civili e infrastrutture ucraine. La linea resta quindi quella del duplice approccio: sostegno a Kiev e pressione sulla Russia.
Per il ministro, negoziare “non significa arretrare” davanti alle pretese di Mosca. Ogni soluzione dovrà rispettare sovranità, indipendenza e integrità territoriale dell’Ucraina e nessuna decisione dovrà essere presa senza Kiev. L’Europa, aggiunge, dovrà partecipare a ogni eventuale negoziato come attore direttamente interessato alla futura sicurezza del continente.
Tajani respinge infine l’idea che difesa e politiche sociali siano alternative. “La sicurezza è una condizione essenziale per proteggere il nostro modello sociale, la nostra economia e i nostri cittadini”, afferma.
Sostenere la difesa ucraina, conclude, non significa sottrarre risorse al welfare, ma “preservare le condizioni di stabilità che permettono alle politiche sociali di funzionare”.