Enormi distese di fiori selvatici che sembrano dipinte a mano, deserti rossi illuminati soltanto dalla Via Lattea oppure antiche celebrazioni dedicate alle stelle e ai desideri: tra Australia e Giappone esistono itinerari lontani dal turismo convenzionale, pensati per chi cerca esperienze immersive a contatto con la natura, il cielo notturno e le tradizioni locali. Viaggi a lungo raggio che richiedono una certa flessibilità, soprattutto in un periodo segnato dall’incertezza dei costi energetici e dal rischio di variazioni operative nei voli internazionali, ma che ripagano con scenari difficili da dimenticare.

In Western Australia, la stagione dei fiori selvatici custodisce uno dei fenomeni naturali meno conosciuti e più spettacolari del pianeta. Ogni anno oltre 12.000 specie floreali sbocciano progressivamente lungo il territorio del Western Australia, creando paesaggi che cambiano colore nel corso dei mesi. Circa il 60% delle specie è endemico: significa che non cresce spontaneamente in nessun’altra parte del mondo. La fioritura segue una sorta di migrazione naturale che accompagna l’inverno australe: il fenomeno comincia nelle regioni più settentrionali del Pilbara nel mese di giugno e procede lentamente verso sud fino a raggiungere l’area di Perth tra agosto e settembre.

Il viaggio attraverso questa esplosione botanica permette di attraversare ambienti molto diversi tra loro: zone semi-desertiche, coste battute dall’oceano, canyon rocciosi e distese erbose che per pochi mesi all’anno si trasformano in tappeti di colori. Tra le aree più scenografiche spicca il Kalbarri National Park, celebre per i suoi paesaggi scolpiti dal vento e per la presenza di oltre 800 specie native. Qui i sentieri si snodano tra gole rosse, falesie affacciate sull’Oceano Indiano e pianure ricoperte di fiori viola, gialli e arancioni che contrastano con la terra ocra.

Molti itinerari vengono organizzati in piccoli gruppi e includono la presenza di guide aborigene che accompagnano i visitatori alla scoperta del significato culturale delle piante autoctone. Per le comunità indigene australiane, infatti, il territorio non rappresenta soltanto uno spazio naturale, ma un archivio vivente di storie, tradizioni e conoscenze tramandate oralmente per migliaia di anni. Alcune specie floreali vengono ancora utilizzate nella medicina tradizionale o associate a racconti del Dreamtime, il complesso sistema spirituale delle culture aborigene.

L’esperienza australiana cambia completamente prospettiva quando si alza lo sguardo dalla terra al cielo. Nel Northern Territory, una regione vasta più di cinque volte il Regno Unito ma abitata da appena 265.000 persone, l’assenza quasi totale d’inquinamento luminoso offre una delle condizioni astronomiche più pure al mondo. Durante i mesi dell’estate europea, che coincidono con l’inverno australe, l’aria secca e i cieli limpidi rendono la visibilità delle stelle eccezionale.

Qui il cosiddetto ‘outback’ australiano diventa uno dei luoghi ideali per praticare stargazing. Alcuni tour operator locali propongono itinerari di più giorni attraverso il cuore rosso del continente, con partenza da Alice Springs e tappe nei luoghi simbolo del deserto australiano: Uluru, Kata Tjuta, Kings Canyon e le MacDonnell Ranges. Le partenze vengono spesso pianificate in corrispondenza della luna nuova, quando il cielo è più buio e la Via Lattea appare con maggiore nitidezza.

Una delle esperienze più suggestive si svolge all’Arltunga Bush Pub, un remoto avamposto nel deserto dove i viaggiatori partecipano a sessioni guidate d’osservazione astronomica. Ogni ospite dispone di un telescopio astronomico puntato verso le costellazioni australi, i pianeti visibili e la Via Lattea, che in queste zone appare come una scia luminosa intensissima. Nel silenzio quasi assoluto del deserto australiano, l’osservazione del cielo assume un carattere quasi meditativo.

Di giorno, invece, il viaggio conduce attraverso paesaggi che sembrano appartenere a un altro pianeta. Kata Tjuta emerge dalla pianura con le sue 36 enormi cupole d’arenaria color ocra, considerate sacre dalle popolazioni indigene Anangu. Kings Canyon sorprende con pareti rocciose stratificate alte oltre cento metri e con ecosistemi nascosti che ospitano specie vegetali rare sopravvissute grazie alla presenza di sorgenti permanenti.

Le East MacDonnell Ranges custodiscono invece testimonianze antichissime della cultura aborigena, tra pitture rupestri e siti cerimoniali risalenti a decine di migliaia di anni fa. 

Nelle West MacDonnell Ranges, infine, il paesaggio desertico lascia spazio a gole ombrose e piscine naturali d’acqua fresca dove è possibile fare il bagno, creando un contrasto sorprendente con l’aridità circostante.

L’itinerario si conclude nuovamente ad Alice Springs, chiamata semplicemente “Alice” dagli australiani, considerata la porta d’accesso al Red Centre, il cuore geografico e spirituale del continente. Nonostante le dimensioni ridotte, la città conserva un’atmosfera vivace fatta di gallerie d’arte aborigena, pub storici e piccoli osservatori astronomici che testimoniano il legame profondo tra questo territorio e il cielo.

Dall’emisfero australe al Giappone, il rapporto con le stelle assume invece una dimensione simbolica e romantica. Ogni estate il Paese celebra il Tanabata, conosciuto anche come la ‘festa delle stelle’, una ricorrenza che unisce mitologia, tradizione e spettacoli luminosi. La celebrazione s’ispira a una leggenda d’origine cinese secondo cui i due amanti celesti Orihime e Hikoboshi, identificati con le stelle Vega e Altair, vengono separati dalla Via Lattea e possono incontrarsi soltanto una volta all’anno, nel settimo giorno del settimo mese.

Secondo la tradizione, Orihime era una principessa tessitrice e Hikoboshi un giovane pastore. Dopo essersi innamorati smisero di occuparsi dei propri compiti e furono per questo separati dal padre della ragazza, il Re Celeste. Commossa dalla loro tristezza, la divinità concesse però ai due amanti di ritrovarsi una sola notte all’anno attraversando il cielo stellato.

Il Tanabata viene celebrato in periodi diversi a seconda delle regioni giapponesi: alcune seguono il calendario gregoriano e festeggiano a luglio, altre mantengono il riferimento al calendario lunare e organizzano gli eventi in agosto. Il risultato è un’estate costellata di festival, decorazioni colorate e celebrazioni notturne.

Tra gli appuntamenti più noti c’è il Tanabata Festival di Hiratsuka, vicino a Tokyo, famoso per le enormi decorazioni sospese lungo le strade cittadine, e soprattutto il Sendai Tanabata Matsuri, nella regione di Tohoku, considerato uno dei festival estivi più importanti del Giappone. Le città si riempiono di lanterne, nastri colorati e installazioni di carta realizzate a mano che oscillano sopra le teste dei visitatori.