CARNAGO - Il Cagliari, la Champions, i cambi in società, la pressione dei tifosi. C’è un po’ di tutto nella vigilia dell’ultima gara di campionato, quella che deciderà il destino del Milan. E Massimiliano Allegri lo sa bene, visto che in mezzo a tanti discorsi c’è anche e soprattutto lui, quello che al momento è il vero vincitore delle questioni legate al futuro assetto del club.
Ma lui per primo vuole andarci piano, facendo quello che ha fatto da inizio anno, ovvero tenere la squadra con i piedi per terra e pensare solo al presente, anche perché per tutto il resto basterà aspettare 24 ore in più: “Per quanto riguarda il futuro, credo sia domani - ha detto Allegri in conferenza stampa -, è la partita più importante per tutti. Domani ci sarà lo stadio pieno, una vittoria dovrà essere un ringraziamento per loro, che per tutto l’anno, anche nei momenti difficili, ci sono stati vicini. Saranno 100 minuti difficili, ci sono molte pressioni ma dovremo avere serenità. Domani corriamo solo un pericolo: l’atteggiamento e un po’ di superficialità dopo Genova, quando abbiamo passato una settimana molto intensa a livello di tensioni. L’atteggiamento sarà fondamentale. Il ritmo tenuto in casa nel 2026 è stato tragico, ma l’obiettivo è lì e dobbiamo andare a prenderlo”.
Tutto il resto per il mister rossonero non conta, ma è impossibile far finta di niente e non pensare a quello che è successo nelle ultime due settimane una volta scoperchiato il vaso delle tensioni ai piani alti di Casa Milan e delle ingerenze di Ibra e Furlani sia sul lavoro sul campo (il primo) che sul mercato (il secondo).
Allegri prova a glissare, ma in fondo anche lui sa che, almeno al momento, Cardinale (atteso in tribuna contro il Cagliari) sembra averlo scelto come base da cui ripartire, tanto che Furlani va verso l’addio e Ibra sarà destinato ad altri progetti della galassia RedBird.
La proprietà americana, così distante dalla realtà italiana, sembra aver finalmente capito che non si può prescindere dagli uomini di calcio: “Dico una cosa, che è quella più importante - ha specificato Allegri -: chi deve fare da traino a tutto è sempre la società. Una società forte sicuramente riesce a far lavorare meglio tutti ed è più facile arrivare ai risultati. La base dei risultati dipende da quello che è la società. La proprietà è rimasta sempre di fianco alla squadra, nell’ultimo periodo ha capito l’importanza, è stata ancora più vicina e siamo contenti. Domani speriamo di vincere e portare a casa questa qualificazione in Champions”.
Concetto ribadito anche quando gli viene fatto il nome di Galliani come possibile amministratore delegato (“Queste sono dinamiche societarie. Io devo pensare a fare l’allenatore che non è facile. Per le dinamiche societarie c’è la proprietà che deve pensare a fare quello che è il meglio per il Milan”) o quando gli viene chiesto se dirà a Tare di rimanere (“Sulle dinamiche societarie non sono io a doverci mettere bocca. In questo momento a poche ore dalla partita più importante dell’anno parlare di Allegri o Tare non serve a niente. Da lunedì, a bocce ferme, valuteremo il tutto”).
Il tema, però, riguarda anche il suo di futuro, che non sembra non poter essere che al Milan, a maggior ragione alla luce del riassetto societario che premierà le sue richieste, allontanando chi a giudizio dell’allenatore ha portato più malumori che benefici: “Non è una questione di persone, ma del risultato di domani sera - ha ripetuto Allegri -. Parlare di futuro non serve a niente. Allegri non chiede niente. Ho un contratto col Milan e sono molto contento di essere al Milan. Il risultato di domani sposterà l’opinione da una parte o dall’altra. Se andiamo in Champions sarà stata un’ottima stagione, se andiamo in Europa League avremo sbagliato”.
E con la Champions in tasca inizieranno i fuochi d’artificio, per rimettere in piedi una struttura “da Milan” e andare a caccia della seconda stella, magari tenendo a mente la provocazione di Marotta che ha sottolineato come l’Inter sia la squadra di Milano con due stelle: “Le parole del presidente Marotta devono essere da stimolo per tutto il Milan. Il Milan è a un passo dalla seconda stella, il primo passo è chiudere nel migliori dei modi la stagione e poi cominciare la prossima con ancora più ambizione. Se ora siamo terzi vuol dire che non siamo stati all’altezza di competere per lo scudetto”. Da lunedì si capirà se il nuovo Milan potrà farlo.