WASHINGTON - Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato la sospensione per tre giorni dell’entrata in vigore dei nuovi dazi del 50% su un’ampia gamma di importazioni dal Canada, la cui partenza era prevista per le 00:01 di oggi (ora della costa orientale statunitense). La misura, disposta ai sensi della Sezione 338 del Tariff Act statunitense del 1930 e annunciata il mese scorso, avrebbe interessato merci per un valore stimato di circa 20 miliardi di dollari, pari a circa il 5% delle importazioni statunitensi dal Paese vicino registrate lo scorso anno.
L’annuncio è arrivato nella serata di martedì tramite un messaggio pubblicato dal presidente Trump sul social network Truth: “Ho sospeso per tre giorni i dazi del 50% contro il Canada, che sarebbero dovuti entrare in vigore domani mattina, in quanto Canada e Stati Uniti, in attesa della finalizzazione dei documenti, hanno raggiunto un ACCORDO! Il grande oleodotto Keystone XL, tanto tempo fa accantonato dal sonnolento Joe Biden, potrebbe essere riportato in vita!”. Oltre alla battuta sul progetto dell’oleodotto, che secondo Trump potrebbe essere “risvegliato dalla tomba”, il leader statunitense non ha fornito ulteriori dettagli.
Anche il primo ministro canadese, Mark Carney, ha confermato il rinvio precisando che, a seguito dello slittamento concordato con Washington mentre i negoziati proseguono, le misure entreranno ora in vigore alle 00:01 ora locale del 22 agosto, mantenendo la sospensione fino alla fine del 21 agosto.
La decisione giunge al culmine di una giornata di contatti last-minute tra le diplomazie di Ottawa e Washington, e dopo una seconda conversazione telefonica in due giorni tra Carney e Trump. Fonti vicine alle trattative avevano già rivelato che le parti erano riuscite a trovare un’intesa di massima, lasciando nelle mani dei due leader la proposta formale per sbloccare i colloqui.
“Nelle ultime settimane, il Canada ha condotto intensi colloqui con gli Stati Uniti per affrontare le questioni commerciali in sospeso e offrire maggiore certezza e benefici reali alle imprese, ai lavoratori, agli agricoltori e alle famiglie canadesi”, ha affermato Carney in un comunicato diffuso poco prima di mezzanotte. Il premier canadese ha sottolineato che i due Paesi hanno fatto “progressi sostanziali”, pur avvertendo che rimane ancora “un lavoro importante” da fare per risolvere gli ultimi nodi.
La minaccia delle tariffe si inserisce in un confronto commerciale più ampio in cui Washington accusa Ottawa di ostacolare le esportazioni Usa in settori chiave. Le nuove misure avrebbero colpito numerose categorie di merci (tra cui latticini, alcolici, mobili, abbigliamento, materie plastiche, attrezzature industriali e altri beni manifatturieri) con la peculiare assenza di esenzioni per i prodotti conformi all’USMCA, l’accordo di libero scambio tra Stati Uniti, Messico e Canada. Il Canada, dal canto suo, è stato l’unico Paese insieme alla Cina a rispondere con ritorsioni ai precedenti dazi di Trump, sebbene Carney abbia poi ridimensionato gran parte di tali contromisure.
Tra i principali scogli ancora sul tavolo della trattativa figura il settore automobilistico: gli Stati Uniti hanno proposto di ridurre la tariffa sui veicoli canadesi dal 25% al 15%, mentre il governo canadese punta a un ulteriore sconto e a esenzioni per i componenti prodotti in Nord America.
L’eventuale applicazione delle tariffe rischierebbe di appesantire gravemente entrambe le economie, aumentando i costi per imprese e consumatori e creando colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento. Un allarme rilanciato anche dalla Camera di commercio degli Stati Uniti, che aveva evidenziato come dazi più elevati finirebbero per danneggiare le famiglie statunitensi e mettere a rischio milioni di posti di lavoro legati all’interscambio bilaterale.
Per il momento la stretta è congelata, ma i prossimi giorni saranno decisivi per stabilire se l’intesa annunciata da Trump verrà formalizzata o se le tensioni commerciali tra le due nazioni torneranno a salire.