TEHERAN - In una conversazione di oltre un’ora (la prima da due mesi) Donald Trump e Vladimir Putin hanno discusso una complessa “partita a scacchi” che lega indissolubilmente il destino di Teheran a quello di Kiev. 

Durante una conferenza stampa a Miami, Trump ha definito il colloquio “serio e costruttivo”, svelando il cuore della sua strategia: utilizzare la Russia come mediatore per uscire dal pantano mediorientale. “Ho detto a Putin: ‘Ci puoi aiutare di più se metti fine alla guerra in Ucraina’”, ha dichiarato il tycoon, lasciando intendere che una risoluzione rapida sul fronte europeo sia la condizione per una cooperazione russa nel Golfo. 

Dal canto suo, il Cremlino ha giocato una carta di forza. Il consigliere Yuri Ushakov ha riferito che Putin ha sottolineato il “successo dell’avanzata russa in Donbass”, inviando un messaggio neanche troppo velato: la nuova realtà sul campo dovrebbe spingere Kiev a cercare una risoluzione immediata. Mosca, in sostanza, chiede a Trump di aumentare la pressione su Volodymyr Zelensky, i cui piani di difesa sono già messi a dura prova dal rinvio dei soccorsi occidentali a causa della crisi iraniana. 

Nonostante gli appelli alla rapida soluzione diplomatica, la Russia mantiene una posizione enigmatica sull’Iran. Da un lato, Putin ha inviato un messaggio di ferma solidarietà alla nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, promettendo una partnership affidabile contro l’aggressione armata; dall’altro, restano forti dubbi sull’entità del supporto militare concreto.  

Mentre il Washington Post riferisce di dati d’intelligence russi forniti a Teheran per colpire asset statunitensi, il portavoce Dmitry Peskov è rimasto vago sulla questione, limitandosi a dichiarare che il dialogo con la leadership iraniana continuerà senza fornire ulteriori dettagli. 

La nuova guerra del Golfo ha regalato a Mosca un’insperata boccata d’ossigeno grazie all’impennata dei prezzi del petrolio. Putin ha approfittato della telefonata per lanciare una provocazione all’Unione Europea, presentandosi come il garante della stabilità energetica globale. La Russia si è detta pronta a riaprire i rubinetti di gas e petrolio per stabilizzare i mercati, ma attende “segnali” da Bruxelles. 

Questa spaccatura è già visibile all’interno della Ue: il premier ungherese Viktor Orban ha inviato una lettera formale a Ursula von der Leyen chiedendo la sospensione immediata di tutte le sanzioni sull’energia russa, sostenendo che la crisi attuale renda i rifornimenti di Mosca indispensabili per la sopravvivenza economica del continente.