MILANO - La Corte d’Assise di Milano ha condannato all’ergastolo Pablo González Rivas per l’omicidio aggravato della compagna Jhoanna Nataly Quintanilla Valle, la quarantenne uccisa nel gennaio 2025, il cui corpo era stato nascosto in una valigia e gettato nel fiume Adda. Entrambi erano originari del Salvador.

L’uomo, detenuto dal febbraio successivo alla scomparsa della donna, è stato riconosciuto colpevole anche di occultamento di cadavere. 

La sentenza, pronunciata dai giudici presieduti da Antonella Bertoja, ha accolto la richiesta della pm Alessia Menegazzo e della procuratrice aggiunta Letizia Mannella, responsabile del dipartimento che si occupa di violenza di genere. 

La Corte ha inoltre disposto il pagamento di una provvisionale di 50mila euro per ciascuna delle parti civili, tra cui una zia e una cugina della vittima. Le motivazioni saranno depositate entro 60 giorni. 

La lettura del verdetto è stata accolta con un applauso dalle amiche di Nataly, presenti al Palazzo di Giustizia con alcuni striscioni contro i femminicidi. 

“È una grande emozione. Anche se questa sentenza non ce la riporta indietro, è stata fatta giustizia”, ha dichiarato Maira, una delle amiche della vittima. 

Visibilmente commossa, la donna ha ricordato Nataly e il rapporto con il compagno: “Magari potevamo starle più vicino e forse questo non sarebbe successo. Ma noi non sapevamo niente. Lui si è rivelato diverso da come lo conoscevamo”. 

Anche Daniely, un’altra amica della quarantenne, ha espresso sollievo per la condanna: “Adesso può riposare in pace e che lui paghi perché nessuno, men che meno Nataly che era così buona, si merita di morire così”. 

Il delitto risale alla notte tra il 24 e il 25 gennaio 2025, quando la donna venne uccisa nel monolocale di piazza dei Daini, nel quartiere Bicocca, dove viveva con González Rivas. 

L’uomo denunciò la scomparsa della compagna soltanto sette giorni dopo. Nel frattempo, aveva nascosto il cadavere in una valigia successivamente gettata nell’Adda. 

Il corpo venne recuperato oltre un mese dopo nel fiume, all’altezza di Zelo Buon Persico, in provincia di Lodi. 

Durante le indagini e il processo, González Rivas ha sempre negato di aver ucciso volontariamente la compagna, sostenendo che Nataly fosse morta accidentalmente durante un gioco erotico. 

Una versione contestata dalla Procura, che ha ricostruito una dinamica diversa. Dall’autopsia erano emersi elementi secondo cui la donna sarebbe stata prima picchiata e poi soffocata. 

Gli accertamenti, comprese le analisi delle conversazioni telefoniche, avevano inoltre fatto emergere una relazione parallela dell’imputato. 

Secondo l’accusa, Gonzalez Rivas aveva acquistato un biglietto aereo per far arrivare in Italia la propria amante da El Salvador, con l’intenzione di ospitarla nell’abitazione condivisa con Nataly, ma la compagna avrebbe scoperto la relazione. 

Dopo la sentenza, l’avvocata Maria Fufaro, legale dell’associazione La Scuola di Atene, ha criticato le dichiarazioni rese dall’imputato durante il processo, accusandolo di aver cercato di screditare la memoria della vittima. 

La legale ha inoltre ringraziato le amiche e la datrice di lavoro della quarantenne, il cui intervento è stato determinante per l’avvio delle indagini.