VIAREGGIO (Lucca) - Dopo 17 anni è stata scritta la parola fine al procedimento giudiziario per la strage di Viareggio del 2009, il disastro ferroviario in cui morirono 32 persone: la Cassazione ha confermato le 11 condanne inflitte nel processo d’appello ter, tra cui quella a cinque anni di reclusione per l’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Rfi Mauro Moretti, che andrà in carcere. Per tutti l’accusa è disastro ferroviario colposo ma per Moretti c’è anche l’accusa di incendio. Probabile che la difesa chieda per lui gli arresti domiciliari, anche alla luce dell’età, 72 anni.

Per l’ex amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana, Michele Mario Elia, è stata confermata la pena di 4 anni, 2 mesi e 20 giorni.
La decisione della Suprema corte mette così la parola definitiva su uno dei processi più lunghi e complessi della giustizia italiana, segnato da numerosi gradi di giudizio e da un lungo percorso processuale che ha coinvolto dirigenti, tecnici e società legate alla gestione della rete ferroviaria e del trasporto merci. Con il verdetto della Cassazione diventano esecutive le condanne, chiudendo un capitolo giudiziario aperto dal tragico incidente avvenuto nella notte del 29 giugno 2009.  Soddisfazione per i familiari delle vittime che vedono accertate le responsabilità e condannati i responsabili, e che quindi oggi potranno ricordare il 17° anniversario della strage con un animo diverso. 

Il deragliamento e la successiva esplosione di un convoglio merci carico di Gpl nella stazione della Versilia causarono anche centinaia di feriti. L’esplosione provocò un vasto incendio che investì le abitazioni vicine ai binari, distruggendo intere palazzine e segnando profondamente la città di Viareggio. Molte delle vittime furono sorprese nel sonno nelle proprie case, mentre decine di famiglie persero tutto a causa delle fiamme. Da allora la tragedia è diventata un simbolo della battaglia per la sicurezza nel trasporto ferroviario delle merci pericolose.

La Suprema corte ha accolto la richiesta della Procura generale, che aveva sollecitato il rigetto di tutti i ricorsi e la conferma integrale delle pene stabilite nel giudizio d’appello ter celebrato a Firenze. Nel maggio 2025 la Corte d’appello fiorentina, a cui la Cassazione aveva chiesto un nuovo giudizio d’appello per la sola quantificazione delle pene, le aveva confermate “per mantenere sanzioni il più possibile adeguate alla gravità eccezionale dei fatti”. La riduzione della pena di un nono rispetto alla pena base, infatti, consentiva di mantenere “il necessario equilibrio” tra l’attenuante del risarcimento dei danni alle vittime e ai loro familiari e la necessità di applicare una sanzione adeguata alla straordinaria gravità della vicenda. 

La sentenza rappresenta un passaggio significativo anche sotto il profilo giuridico, perché conferma l’impianto accusatorio definito nei precedenti gradi di giudizio e ribadisce le responsabilità individuate per il disastro ferroviario. Per i familiari delle vittime, che in questi anni hanno seguito tutte le udienze e promosso iniziative per mantenere viva la memoria della tragedia, il pronunciamento della Cassazione costituisce il riconoscimento definitivo delle responsabilità accertate dalla magistratura.