Un pranzo per chiudere un mandato e guardare al prossimo. Domenica 11 ottobre il Com.It.Es. del New South Wales ha riunito la comunità per ‘Italianità’, l’evento che ha celebrato cinque anni di attività. Si è tenuto da Skinny Tony’s, a Five Dock, il ristorante di Domenico Moio che da anni tiene vivo un pezzo d’Italia nel cuore dell’Inner West. In una giornata di sole erano presenti il console generale d’Italia a Sydney Gianluca Rubagotti, il senatore eletto nella circoscrizione Estero Francesco Giacobbe, volti noti della comunità e numerose associazioni. C’erano i Trevisani nel Mondo di Sydney e Wollongong, con il presidente Renzo Valleri, la segretaria Eileen Santolin e altri membri del direttivo, insieme all’associazione San Sebastiano Martire, a Palazzolo Acreide, ai Carabinieri e al Coro d’Abruzzo. Tra gli ospiti anche Salvatore De Luca, Angelo Stivala con la moglie Nina e Luisa Perugini.
Domenica scorsa, accanto al presidente Luigi Di Martino c’era il comitato uscente: la vicepresidente Lisa Genovese, oggi capolista di ‘Comunità e Futuro’, l’unica lista ammessa alle elezioni del 4 dicembre, il segretario Luciano Gerry Gerardi, Marco Zangari, Michele Grigoletti, Paolo Rajo e Antonia Scorciapino. Quattro portate, musica dal vivo e un’estrazione a premi hanno fatto da cornice a uno degli ultimi appuntamenti pubblici del comitato.
Di Martino ha ricordato un inizio in salita: “Quando abbiamo iniziato, uscivamo dalla pandemia. Molti legami comunitari si erano indeboliti e avevamo ereditato un Com.It.Es. che era rimasto un po’ in letargo. Abbiamo dovuto, in qualche modo, ricominciare”.
“Credo che uno dei risultati più importanti sia stato riportare il Com.It.Es. tra le persone”, ha detto. In questi anni sono arrivati un nuovo sito, la newsletter, uno sportello digitale su WhatsApp, una guida per i nuovi arrivati e un calendario degli eventi delle associazioni che raccoglie migliaia di visualizzazioni al mese. L’anno scorso è nato anche uno sportello per orientarsi su cittadinanza, AIRE e servizi consolari. Nel 2024 il comitato ha riunito più di quaranta associazioni per discutere di finanziamenti, spazi, ricambio generazionale e lingua italiana. A novembre usciranno i risultati di una ricerca sull’insegnamento dell’italiano nelle scuole del NSW, condotta ascoltando direttamente gli insegnanti.
Il comitato ha voluto essere “un Com.It.Es. del New South Wales, non soltanto di Sydney”, con incontri a Wollongong, Lismore, Coffs Harbour e Griffith. Da quei viaggi, ha raccontato il presidente, è arrivata una lezione: “Non esiste un solo modo di essere italiani in Australia. Ci sono persone che parlano italiano ogni giorno e altre che conoscono solo poche parole, ma che mantengono comunque un forte legame con l’Italia”. È una comunità fatta di chi è arrivato decenni fa, dei loro figli e nipoti, di nuovi migranti e giovani professionisti che vivono la propria italianità “anche attraverso il viaggio, lo sport, il cibo, il design e la moda”. “Da presidente, quello che porterò con me non saranno tanto le riunioni o i verbali, ma le persone che abbiamo incontrato”.
Un momento di grande emozione è stato quello del riconoscimento a chi ha da poco riacquistato la cittadinanza italiana, che molti avevano perso prendendo quella australiana. Per il comitato è stata una battaglia condotta fin dall’inizio del mandato, anche insieme agli altri Comites australiani. Sono stati premiati Giuseppe e Angela Arduca, Aurelia Pompili, Marisa Cattuzzato, Franco Cervo, Matilde Di Certo, Pina Kavo, Adelina Manno, Silvio Ofria, Angelo Stivala, Marissa e Giuseppe Leggio, Gabriele e Adriana Zamprogno, Nicolò Calvaruso, Giuseppe Lauria e lo stesso Renzo Valleri, che è anche candidato alle prossime elezioni del Comites. “Per molti di loro significa recuperare formalmente un legame che, nella realtà, non si era mai interrotto”, ha detto il presidente.
Sul tema è intervenuto anche il senatore Giacobbe, che negli anni ha portato la questione in Parlamento con iniziative ed emendamenti. “Parliamo di persone che non hanno mai smesso di sentirsi italiane”, ha detto, aggiungendo che il riacquisto “è una conquista concreta, ma dobbiamo continuare a lavorare affinché il legame con l’Italia possa essere riconosciuto e trasmesso anche ai figli e alle generazioni future”.
Proprio sulla cittadinanza Di Martino ha lanciato un messaggio a Roma: “Troppo spesso, nella retorica politica italiana, sentiamo parlare degli italiani all’estero quasi come se fossero cittadini meno italiani perché non vivono in Italia o non pagano lì le proprie tasse”. Le comunità all’estero, invece, secondo lui creano relazioni, opportunità economiche e soft power, “e gran parte di questo lavoro viene fatto gratuitamente”. E ha aggiunto: “Un cittadino italiano che vive a Sydney o a Griffith ha gli stessi diritti e la stessa dignità di un cittadino che vive in Italia”. Per questo, secondo il presidente, l’Italia deve investire di più nelle sue comunità all’estero: “Significa sostenere l’insegnamento della lingua italiana, garantire servizi consolari adeguati e dare maggiori risorse e voce agli organismi di rappresentanza”.
Non sono mancate le difficoltà. “Naturalmente non tutto è stato facile in questi cinque anni. Il Com.It.Es. è composto da volontari. Ognuno di noi ha un lavoro, una famiglia e altri impegni”. Di Martino ha ringraziato i consiglieri, il Consolato Generale, il senatore Giacobbe, le associazioni, i patronati, gli istituti culturali e i media, e soprattutto le persone della comunità: “Quelle che ci hanno invitato ai loro eventi, che ci hanno scritto o telefonato, che ci hanno raccontato problemi, proposto idee e anche rivolto critiche”.
Poi lo sguardo è andato alle elezioni. “Questo significa che Sydney avrà un nuovo Comitato”, ha detto, ricordando che la scheda non arriva automaticamente e va richiesta al Consolato entro il 4 novembre.
Ha salutato la sala con queste parole: “Il Com.It.Es. non appartiene a chi lo presiede o a chi ne fa parte per un mandato. Appartiene a tutti voi. Per me è stato un vero piacere e un privilegio rappresentare la nostra comunità”.