Importante appuntamento, organizzato dall’Istituto italiano di Cultura di Sydney, in occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. 

A confrontarsi, nella sede dell’Istituto, quattro eccellenze italiane in diversi settori della scienza e della ricerca: l’astrofisica prof. Orsola De Marco della Macquarie University, la prof.ssa Susanna Guatelli, fisica dell’Università di Wollongong,  la dr. Stefania Peracchi dell’Australian Nuclear Science and Techology Organization e la prof.ssa Laura Piccio, neurologa e ricercatrice dell’Università di Sydney. 

Un vecchio mito sostiene che i ragazzi siano più bravi in matematica e le ragazze nelle abilità linguistiche. Ma le ricerche non mostrano differenze biologiche cognitive tra uomini e donne in matematica; quindi, l’idea di un “cervello matematico” maschile non sembra essere assolutamente vera. Questo è uno dei malintesi più autodistruttivi del nostro tempo poiché non fa altro che aumentare il divario tra uomini e donne nello studio delle materie scientifiche e, di conseguenza, nella ricerca scientifica. Le donne sono  infatti decisamente sottorappresentate rispetto agli uomini e queste barriere alla partecipazione sono ancora persistenti e presenti, diventando vere e proprie barriere sociali.

Dopo una breve presentazione del loro percorso di studi e lavorativo, le quatro studiose si sono alternate nel rispondere a una serie di domande poste dal direttore dell’Istituto Paolo Barlera, per discutere problematiche emerse negli ultimi anni all’interno del dibattito pubblico su donne e scienza, oltre ad illustrare le prospettive future. Al di là di pochi esempi famosi di donne che hanno avuto successo nei campi scientifici quali Maria Montessori, Rita Levi Montalcini, Margherita Hack, Fabiola Gianotti, direttrice del CERN o Samanta Cristoforetti, le professoresse Susanna Guatelli e Orsola De Marco hanno notato che non esistono molte donne che possano essere modelli di ruolo, in particolare in alcune materie come la matematica. Quindi bisogna cominciare a combattere seriamente gli stereotipi selezionando più donne che portino avanti progetti di ricerca poiché, spesso, a parità di competenze vengono ancora scelti degli uomini.

Tutte le partecipanti alla tavola rotonda hanno trascorso molta parte della propria vita professionale all’estero, e questo ha dato la possibilità di discutere sulle differenze rispetto al modo in cui le donne sono incoraggiate a intraprendere percorsi scientifici in diversi Paesi.

La dottoressa Peracchi ha spiegato che nel corso dei suoi studi ha riscontrato che in Italia tra più di cinquanta materie d’esame non c’era una docente donna e nemmeno un’assistente di laboratorio donna, soltanto venti ragazze su 200 studenti e il numero di donne si riduceva sempre di più ogni anno. Di conseguenza le ragazze lasciavano il corso di studi anche per colpa di una cultura e un ambiente prevalentemente maschilista. Quando si è trasferita in Francia ha visto una situazione leggermente migliore ma non troppo, in quanto c’erano troppi limiti in termini di progressione di carriera. “Penso che la cultura sul posto di lavoro o nelle università influenzi molto il modo in cui le donne percepiscono sé stesse in un certo percorso lavorativo”.

La professoressa Orsola De Marco ha, invece, ha parlato delle sue esperienze personali su strumenti e iniziative a livello istituzionale o governativo che hanno rappresentato un passo in avanti a favore delle donne. Trasferendosi dagli Stati Uniti in Australia 14 anni fa, ha notato che all’epoca l’Australia era un po’ indietro rispetto agli Stati Uniti. Le cose sono cambiate abbastanza velocemente e l’Australia sembra avere finalmente acquisito un’abilità, attraverso le politiche governative e istituzionali di prendere una posizione in questo senso. Un esempio è stato quando l’università ha voluto aiutare economicamente a coprire il costo di spostamenti familiari della ricercatrice in modo che lei potesse partecipare liberamente ad una conferenza ma questo servizio era offerto sia agli uomini che alle donne, indipendentemente dal loro sesso e semplicemente in qualità di genitori. De Marco ha riflettuto sul fatto che è soltanto agendo a livello istituzionale che si ha un impatto duraturo e il governo può rafforzare provvedimenti del genere, finanziandoli e parlandone, in modo che diventino prassi in tutte le università.

“Ci sono diversi livelli di ostacoli” - ha spiegato la professoressa Laura Piccio  parlando di tutti gli ostacoli che ha incontrato a livello istituzionale o governativo nel corso della sua formazione –. “Nell’ambiente di lavoro, le persone che assumono ruoli di leadership sono per lo più uomini e spesso l’età in cui una donna avanza nella sua carriera è anche l’età in cui si sente responsabile di prendersi cura della propria famiglia. Un’altra grande sfida che affrontiamo è che spesso i genitori, le scuole e le studentesse non hanno idea di cosa faccia uno scienziato o un ingegnere” .

Un’altra delle problematiche trattate è stata il bisogno persistente di cambiare la percezione di famiglie e studentesse e il contributo a questo cambio di percezione deve venire da tutto il mondo scientifico, uomini e donne, per dissipare la convinzione delle persone che le abilità siano innate e che gli uomini siano migliori delle donne in certe discipline scientifiche. La professoressa Guatelli, per informare il pubblico e cercare di smontare i più solidi pregiudizi, ha iniziato una serie di seminari sui percorsi di carriera dei fisici in cui invita le persone a parlare di cosa fanno effettivamente nel loro lavoro. Questi eventi sono pubblici e vengono invitati anche gli insegnanti delle scuole superiori in modo da poter mostrare agli studenti e alle loro famiglie cosa significa essere un fisico o uno scienziato.

La strada per combattere gli stereotipi di genere è lunga e tortuosa e sicuramente necessita dell’aiuto di diversi settori e attori affinché il cambiamento avvenga in modo radicale. 

L’aiuto deve provenire non solo dalle categorie scientifiche ma anche dai media, che, influenzando l’opinione pubblica, possono aiutare in questa fase demistificando il lavoro degli scienziati, rendendolo accessibile a tutti.