CANBERRA – Gli automobilisti australiani non dovrebbero attendersi una nuova proroga dello sconto sulle accise, nonostante la ripresa della guerra in Medio Oriente abbia spinto nuovamente verso l’alto il prezzo del petrolio.
Il governo Albanese aveva dimezzato il prelievo sui carburanti per tre mesi a partire da aprile, garantendo un risparmio di 32 centesimi al litro in risposta ai rincari provocati dal conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran.
La misura era stata prolungata per luglio, ma con una riduzione limitata a 16 centesimi al litro. L’agevolazione scadrà il 2 agosto e, secondo il primo ministro Anthony Albanese, non è prevista al momento un’ulteriore estensione.
Ospite ieri del programma Insiders di ABC, il primo ministro ha spiegato che il proseguimento dello sconto non rientra nei piani del governo. Ha inoltre osservato che il consumo di carburante è diminuito ed è inferiore rispetto a un anno fa, mentre le forniture sono rimaste regolari.
Albanese ha comunque anticipato nuovi annunci nelle prossime settimane, senza indicare quali interventi verranno adottati. Il governo continuerà a esaminare alcune misure già considerate durante la preparazione del bilancio federale.
Gli automobilisti sono stati avvertiti che il prezzo della benzina potrebbe superare nuovamente i due dollari al litro una volta ripristinata l’accisa completa.
Negli ultimi giorni, il prezzo medio della benzina senza piombo ha già superato 1,80 dollari al litro in tutte le capitali statali, rispetto a circa 1,50 dollari registrati alla fine di giugno.
Il Brent ha oltrepassato i 100 dollari americani al barile dopo la nuova escalation regionale. Gli Houthi, alleati dell’Iran, hanno colpito installazioni petrolifere saudite lungo la costa del Mar Rosso, mentre Teheran ha tentato di bloccare ancora una volta le spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz.
Gli Stati Uniti hanno ripreso gli attacchi contro l’Iran in risposta alle operazioni condotte contro le navi in transito nel passaggio, una delle principali rotte mondiali per il petrolio.
Albanese ha riconosciuto che il conflitto sta già producendo conseguenze economiche in Australia e che l’impatto aumenterà qualora le ostilità proseguissero.
Il primo ministro ha ribadito che Canberra non è parte della guerra, ma ne subisce gli effetti attraverso energia, trasporti e costo della vita. Nell’occasione, Albanese ha confermato la richiesta australiana di una riduzione delle tensioni.