WASHINGTON - “Il blocco rimarrà pienamente in vigore fino al raggiungimento, alla certificazione e alla firma di un accordo” con l’Iran, ha dichiarato il presidente americano Donald Trump su Truth Social mentre proseguono i colloqui per una possibile intesa tra Washington e Teheran.
Il presidente statunitense ha inoltre indicato di aver “informato i suoi rappresentanti di non affrettare un accordo, perché il tempo è dalla nostra parte”. Allo stesso tempo, Trump ha affermato che le relazioni tra gli Stati Uniti e l’Iran “stanno diventando molto più professionali e produttive”.
Inoltre, arrivano conferme rispetto al fatto che né Donald Trump né la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei abbiano ancora finalizzato un accordo quadro tra i due Paesi. Lo ha riportato il quotidiano The Telegraph, citando un funzionario statunitense rimasto anonimo.
È comunque stata elaborata una bozza generale dell’accordo, e quindi mancano solo le formali approvazioni finali di Trump e Khamenei. Una fonte del Golfo Persico ha dichiarato a The Telegraph che i leader regionali avevano esortato Trump ad accettare la proposta di cessate-il-fuoco per stabilizzare la situazione nella regione.
Domenica, Fox News ha riferito che l’accordo quadro tra Stati Uniti e Iran era “completo al 95 per cento”, anche se i colloqui continuavano a divergere sulla formulazione riguardante lo Stretto di Hormuz e le scorte di materiale nucleare di Teheran.
C’è comunque dell’ottimismo, rispetto alla conclusione delle ostilità in Irana. A sottolineare il fatto di essere vicini a un accordo in Medio Oriente, l’ex vicepresidente della Repubblica islamica Mohammad Ali Abtahi, in un’intervista al Corriere della Sera, che ha messo in evidenza come Donald Trump abbia “sottovalutato” la Repubblica islamica, perché “sia l’Iran che l’America ne hanno bisogno”.
L’intesa “sarà in due fasi ed è essenzialmente ciò che vuole la Repubblica islamica. Trump ha fatto molti errori, non li ripeterà”, ha aggiunto l’ex vicepresidente, secondo il quale su “Hormuz” la linea rossa “è il ruolo dell’Iran nella sua gestione. Prima della chiusura, aveva già un ruolo naturale, perché la sponda settentrionale era, è e sarà nelle sue mani. Rinunciare a questo non è negoziabile”. Sul nucleare, invece, l’Iran “non ha mai perseguito la bomba”, ha aggiunto, “ma il programma atomico è stato uno strumento di deterrenza importante. L’arricchimento dell’uranio per usi civili non può essere contestato”.
Il conflitto, secondo Abtahi, è “la vittoria della resistenza, forse non sul piano militare, ma di certo su quello reale. Prima del conflitto ci si poteva aspettare un cambio di regime, girava anche il nome di Reza Pahlavi. Ma dopo aver visto l’esercito combattere contro la potenza americana, si è consolidato un senso di resistenza, di nazionalismo”.
La maggioranza del popolo iraniano continua a non supportare il regime. “L’Iran non è un Paese uniforme: c’è chi sostiene il regime, chi vive la propria vita senza importarsene e chi si oppone. Ma quasi tutti tengono al destino del Paese”, ha indicato. Quanto a Trump, “non aveva una strategia chiara. Ha sottovalutato enormemente l’Iran. Per anni, americani e israeliani hanno guardato al nostro Paese attraverso una lente virtuale. Su supposizioni confuse sono state prese decisioni sbagliate. Pensare di rovesciare il regime vuol dire non aver capito nulla. Ogni giorno Trump cambiava obiettivi e falliva. Ha sottovalutato la Repubblica Islamica e il popolo. Oggi non dico che l’America abbia subito una sconfitta militare, ma posso dire che l’Iran non ha subito una sconfitta né militare né sociale. E questa, per gli analisti di tutto il mondo, è una disfatta americana”. Mojtaba Khamenei “non l’ho visto dal vivo”, ha concluso l’ex vicepresidente alludendo alla Guida suprema, “ma le informazioni che ho riportano che ha ferite, ma che è in grado di guidare il Paese”