MELBOURNE, SYDNEY - Due donne australiane rientrate da un campo profughi siriano sono state accusate di gravi reati, tra cui crimini contro l’umanità, dopo il loro arrivo in Australia insieme a un gruppo più ampio comprendente minori partiti da Damasco.

Le due si aggiungono a una terza donna già incriminata a Sydney per ingresso in un’area dichiarata come interdetta e adesione allo Stato Islamico.

Le tre donne sono attese in giornata dinanzi ai tribunali di Melbourne e Sydney, dopo l’arrivo in Australia nella serata di ieri. Il caso segue un’indagine durata quasi dieci anni, avviata dopo la partenza di alcune donne verso il Medio Oriente con i rispettivi partner, intenzionati a combattere per l’ISIS.

La polizia ha accusato una donna di 53 anni e una di 31 di diversi reati, compresi presunti crimini contro l’umanità commessi in Siria. Gli inquirenti sosterranno che la donna più anziana viaggiò nella regione nel 2014 con il marito e i figli, e fu complice nell’acquisto di una schiava per 10mila dollari americani, tenendola poi consapevolmente nella propria abitazione. Anche la 31enne è accusata di aver trattenuto consapevolmente una schiava nella sua casa in Siria nello stesso anno.

Le due donne dovrebbero comparire davanti alla Melbourne Magistrates Court. Secondo la polizia, erano state fermate dalle forze curde nel 2019 e trattenute con altri familiari nel campo per sfollati interni di Al Roj.

Il sostituto commissario dell’Australian Federal Police (AFP) per il controterrorismo, Stephen Nutt, ha detto che la pianificazione operativa per un possibile ritorno di persone dal Medio Oriente era iniziata nel 2015. Nutt ha definito l’inchiesta ancora attiva e collegata ad accuse “molto serie”.

Il rientro a Melbourne è stato segnato da scene caotiche. Alcuni uomini, in parte mascherati, hanno accompagnato donne e bambini verso un minibus, scontrandosi a tratti con i media e intimando ai giornalisti di smettere di filmare. Agenti armati hanno separato i gruppi e gestito la folla.

Resta aperta la questione dei minori, molti dei quali nati in campi del Medio Oriente segnati da condizioni degradate e presenza estremista. Avranno bisogno di sostegno per adattarsi alla vita in Australia e per valutare eventuali rischi di radicalizzazione.

L’opposizione chiede chiarezza sui costi del rientro e dei controlli. Jonno Duniam, portavoce agli Interni per l’opposizione, ha parlato di possibili spese fino a 2 milioni di dollari l’anno per persona. Il ministro delle Finanze Katy Gallagher ha replicato che il governo spenderà quanto necessario per assicurare la necessaria protezione gli australiani.