CANBERRA - In Australia, più di venti creme solari di grandi marchi sono state ritirate dal mercato o sospese dopo che test indipendenti e verifiche della Therapeutic Goods Administration (TGA) hanno mostrato livelli di protezione molto inferiori a quelli dichiarati sull’etichetta.

Il caso più eclatante riguarda la Ultra Violette Lean Screen SPF50+, che in alcuni test ha registrato un fattore di protezione pari a 4, ben lontano dalle specifiche che la presentavano come “protezione molto alta”. Secondo la TGA, la formulazione di base prodotta da Wild Child Laboratories difficilmente supera SPF21, un livello insufficiente per un prodotto venduto come SPF50+. Almeno sei solari, tra cui Lean Screen e Aspect Sun SPF50+ Physical Sun Protection, sono stati volontariamente richiamati, altri tre cancellati e quasi una dozzina sospesi in attesa di ulteriori indagini.

La vicenda è esplosa dopo un rapporto di Choice, associazione di consumatori, che già a giugno aveva rilevato come 16 prodotti su 20 non rispettassero le promesse riportate sulle confezioni. Le discrepanze hanno spinto la TGA ad aprire un’indagine più ampia, che ha sollevato dubbi sull’affidabilità di alcuni laboratori internazionali, in particolare Princeton Consumer Research Corp. La stessa agenzia regolatoria ha segnalato “serie preoccupazioni” sulla qualità dei test effettuati da questo centro, su cui molti marchi avevano basato le proprie etichette.

Secondo l’esperto di marketing dei consumatori Paul Harrison (Deakin University), la conseguenza più grave è la perdita di fiducia generale: “Non riguarda solo i marchi coinvolti, ma tutte le creme solari: ora chi compra penserà di non potersi fidare del fattore SPF dichiarato”.

Wild Child Laboratories respinge le accuse di difetti di produzione e parla di un problema più ampio, diffuso nell’intera industria. La stessa TGA ha riconosciuto che la variabilità dei test SPF è elevata, essendo condotti su piccoli gruppi di volontari e soggetti a margini di errore.

Nonostante lo scandalo, gli esperti di salute pubblica insistono: abbandonare le creme solari sarebbe un errore. Il Cancer Council ricorda che il solare è uno dei cinque strumenti fondamentali per ridurre il rischio di tumori cutanei e che l’uso quotidiano resta raccomandato quando l’indice UV supera 3. La scienziata e divulgatrice Michelle Wong sottolinea che più dell’SPF dichiarato conta la corretta applicazione: circa 40 ml per coprire tutto il corpo, con riapplicazioni regolari.