AMATRICE (Rieti) - Erano da poco passate le 3.36 quando l’allora sindaco, Sergio Pirozzi, disse alle Tv cosa aveva davanti ai suoi occhi: “Amatrice non c’è più”.
A distanza di dieci anni, il paese all’ombra dei monti della Laga tenta con tenacia di risorgere dalle sue macerie, senza dimenticare i nomi di coloro che dalla notte del 24 agosto 2016 non ci sono più, elencandoli nel silenzio.
“Per la decima volta - dicono durante la veglia le voci che si alternano al microfono - vogliamo ancora essere qui semplicemente per dire che ci siamo, ci siamo per chi non c’è più, ci siamo per chi c’è ancora e ci siamo per questa terra che ha diritto a rinascere e a brillare di nuovo di luce propria, per la sua bellezza, per la sua storia e per la sua tradizione, e non perché vittima di un terremoto”.
Stanotte ciò che rimane si scorge nel buio, mentre un lungo serpentone di cittadini e familiari delle vittime attraversa con in mano una fiaccola il ‘ground zero’: il nuovo corso che gira intorno alla torre civica, rimasta miracolosamente al suo posto, ma anche il confine tra il nuovo e il vecchio paese che lentamente sta rinascendo. “Le fiaccole - ha letto un volontario della Croce Rossa durante la veglia - che illuminano i passi di questo piccolo pellegrinaggio, stanno a rappresentare il bisogno di luce nelle tenebre in cui l’evento del terremoto ha gettato questa comunità”.
Amatrice ricorda così il suo dolore, nella notte peggiore della sua centenaria storia, che prima di quella sconvolgente scossa la portò a essere proclamata uno dei Borghi più belli d’Italia, e non solo per il suo piatto conosciuto in tutto il mondo. È la notte più intima della sua comunità. La notte del silenzio in cui neanche l’attuale sindaco, Giorgio Cortellesi, se la sente di rilasciare dichiarazioni. Il tempo delle parole avverrà dopo poche ore, con le celebrazioni ufficiali e la messa del cardinale Zuppi, alla presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Poche ore prima che la Presidente del Consiglio si recasse ad Amatrice, in un punto stampa al Meeting di Rimini è stato presentato il volume ‘Le pietre della rinascita’, volume edito dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato in occasione del decennale del terremoto che colpì il Centro Italia nel 2016.
“Oggi il cratere sismico è il cantiere più grande d’Europa, e in questo cantiere non si stanno ricostruendo solo le case, gli edifici pubblici, le chiese, le fabbriche: si sta ricostruendo anche la vita di un’intera comunità, travolta da un evento che ha cambiato per sempre il volto di borghi, città, territori – si legge nell’introduzione, firmata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intitolata ‘Segni di speranza’,
La Presidente del Consiglio ricorda la notte del 24 agosto 2016, “sconvolta dalla terribile scossa delle 3.36 che ha devastato il Centro Italia e ha dato il via alla sequenza sismica che ha dispiegato i suoi effetti distruttivi nei mesi successivi, interessando un’area immensa: 8mila chilometri quadrati, 4 Regioni, 138 Comuni”. Fin dall’insediamento, scrive, il governo ha lavorato “con determinazione e capillarità per imprimere, dopo troppi rinvii e false partenze, una decisa accelerazione nella ricostruzione post sisma. Un cambio di passo, testimoniato dai numeri dei contributi concessi per la ricostruzione privata e dalla decisa ripresa di quella pubblica, per troppo tempo rimasta bloccata”.
Il Centro Italia, osserva Meloni, è “uno degli scrigni dell’identità italiana ed europea”: l’Appennino centrale “custodisce alcuni dei simboli più rappresentativi della storia nazionale e dell’intero Continente. Edifici culturali, storici e religiosi, che hanno disegnato la nostra civiltà e che vogliamo possano continuare a illuminarla per molto tempo ancora”. Il libro racconta il percorso di rinascita di alcuni di questi simboli, “forgiati da pietre millenarie” e in questi anni “restaurate, rigenerate, ricollocate dov’erano”: “Attorno a queste pietre la vita è ripresa, le comunità si sono ritrovate, i legami identitari hanno trovato nuova linfa. Abbiamo bisogno di simboli e di rivedere integre le forme del passato per costruire le forme del futuro. Radici e contemporaneità, eredità e investimenti”.
A supporto delle parole della Presidente del Consiglio, è intervenuto, proprio al Meeting di Rimini, il commissario straordinario per la ricostruzione post sima, Guido Castelli, che ha ricordato come "In questi tre anni complicati lo Stato italiano ha messo a disposizione solo per la ricostruzione pubblica qualcosa come 4 miliardi e 300 milioni di euro”, sottolineando che “il governo non ha mai mancato di dare attenzione e risorse alla ricostruzione 2016”.
Insediatosi nel gennaio 2023, Castelli ha ricordato il decreto ricostruzione varato due mesi dopo, che “non solo introdusse semplificazioni importanti anche di tipo urbanistico, ma fece una cosa molto intelligente: consentì la formazione delle classi scolastiche in deroga in tutti i comuni del cratere che, diversamente, mentre stavano costruendo le scuole rischiavano di perdere l’istituzione”. Poi la stabilizzazione del personale degli uffici speciali della ricostruzione: “La ricostruzione si fa grazie a loro e grazie ai comuni”.