BUENOS AIRES – Le risorse che lo Stato nazionale trasferisce alle Province attraverso la compartecipazione fiscale e altre voci sono rimaste praticamente ferme ad agosto, secondo un rapporto del Centro de economía política argentina (Cepa).
In termini reali, l’insieme delle cosiddette “risorse di origine nazionale” si è attestato appena lo 0,1% al di sotto di agosto 2025, segnando una netta frenata rispetto allo stesso mese dello scorso anno, quando queste risorse erano cresciute del 3,3% su base annua.
Dietro questo dato complessivo si nasconde una situazione più complessa. Il gettito dell’Iva è diminuito del 5% in termini reali su base annua ad agosto, registrando il decimo calo consecutivo, un indicatore della debolezza dei consumi.
In direzione opposta, l’imposta sui redditi ha mostrato un aumento del 9%, ma il rapporto precisa che questo balzo è spiegato in gran parte da una decisione amministrativa: l’Arca (ex Afip) ha prorogato fino al 27 agosto il termine per la presentazione delle dichiarazioni fiscali, spostando così ad agosto entrate che normalmente vengono contabilizzate in un altro mese. Più che una vera ripresa dell’attività, dunque, uno slittamento di calendario.
Anche la distribuzione tra le Province è risultata disomogenea. Tredici delle 24 giurisdizioni hanno registrato cali reali su base annua ad agosto, guidate da Misiones (-2,7%), Formosa, Corrientes e Chaco (-2,6% ciascuna) ed Entre Ríos (-2,5%).
All’estremo opposto, Río Negro e Neuquén (+1,7%), Terra del Fuoco (+1,5%), Chubut (+1,3%) e Santa Cruz (+1,1%) sono state quelle che hanno guadagnato più risorse in termini reali. La mappa presenta una marcata differenza geografica: migliora la Patagonia, arretra il Nord-Est.
Il rapporto analizza inoltre il peso dello Stato nazionale sui conti provinciali: in media, le risorse di origine nazionale rappresentano il 71,6% delle entrate delle province, anche se con enormi differenze. A un estremo, Formosa dipende da questi fondi per il 92% delle proprie entrate, seguita da vicino da Santiago del Estero, La Rioja, Catamarca e Chaco. All’altro, la Città di Buenos Aires, Neuquén e Chubut sono le giurisdizioni con maggiore autonomia fiscale, con livelli di entrate proprie sensibilmente più elevati.
Quest’ultimo dato aiuta a capire perché le Province più colpite dal calo di agosto – proprio diverse province del Nord-Est argentino, la regione con la minore autonomia fiscale del Paese – siano anche quelle che risentono maggiormente di qualsiasi variazione nei trasferimenti dello Stato nazionale.
Questa dipendenza strutturale rappresenta, infatti, lo sfondo della trattativa permanente che questi governatori portano avanti con il capo di Gabinetto, Diego Santilli, su altre richieste – come la compartecipazione automatica dell’Imposta sui combustibili liquidi o l’utilizzo dei contributi del Tesoro naizionale – anche se si tratta di una discussione separata, non direttamente legata a questo specifico rapporto.