KOROR – I leader del Pacific Islands Forum (PIF) hanno evitato ancora una volta di condannare direttamente la Cina per il recente test di un missile balistico intercontinentale, limitandosi a registrare “preoccupazione” e a chiedere maggiore trasparenza per future esercitazioni.

Ieri, il primo ministro Anthony Albanese ha lasciato Palau al termine del ritiro riservato ai leader, che ha concluso una settimana di colloqui segnata anche dalla crescente competizione strategica tra Pechino e le potenze occidentali e dalla presenza diplomatica di Taiwan.

Uno dei temi più delicati è stato il test condotto dalla Cina a luglio con un missile balistico intercontinentale capace di trasportare testate nucleari.

Secondo informazioni d’intelligence, il missile privo di testata avrebbe sorvolato lo spazio aereo di Filippine, Palau e Micronesia prima di terminare la propria traiettoria nell’Oceano Pacifico.

Si è trattato soltanto del secondo test cinese di questo tipo dal 1980.

Diversi Paesi avevano già criticato l’operazione, ma il PIF non era riuscito a raggiungere una posizione comune durante la riunione dei ministri degli Esteri del mese scorso.

Nel comunicato conclusivo del vertice, i leader hanno richiamato la dichiarazione Ocean of Peace promossa dalle Fiji, che afferma il principio di un Pacifico libero da coercizione e militarizzazione.

Il testo non cita tuttavia la Cina.

“I leader hanno registrato preoccupazione per il recente test di un missile balistico intercontinentale che ha sorvolato diversi membri senza un adeguato preavviso”, si legge nel documento.

Il Forum chiede inoltre a tutti gli Stati che effettuano test di ICBM di fornire informazioni trasparenti e almeno 24 ore di preavviso, in linea con la prassi internazionale.

In un passaggio insolito per un’organizzazione che normalmente decide per consenso, Nauru ha formalmente dissentito dalla formulazione adottata.

Kiribati, che secondo quanto riferito aveva contribuito a impedire una dichiarazione più severa durante l’incontro dei ministri degli Esteri, questa volta non ha presentato obiezioni.

Il presidente di Palau Surangel Whipps aveva espresso poco prima del ritiro un giudizio molto più netto.

Whipps ha ricordato che missili cinesi erano già stati lanciati verso aree vicine alaa Polinesia francese e Tuvalu, lamentando la mancanza di comunicazioni preventive.

“Non vogliamo che il nostro cortile, le nostre case, siano minacciati e trattati senza rispetto”, ha dichiarato, chiedendo una “voce unitaria del Pacifico” capace di indurre Pechino a rispettare la sovranità regionale.

Il vertice ha approvato anche una riorganizzazione dei rapporti con le potenze esterne.

Gli attuali dialogue partner saranno suddivisi tra partner strategici e settoriali. Tredici soggetti, tra cui Cina, Stati Uniti, Regno Unito, Unione Europea, Giappone, India e Corea del Sud, conserveranno l’accesso agli incontri dei leader, mentre i partner settoriali saranno indirizzati principalmente alle riunioni annuali dei ministri degli Esteri.

Non ha invece compiuto progressi il progetto di un patto regionale sulla sicurezza promosso dal primo ministro delle Solomon Islands Matthew Wale, assente dal vertice.

Ha ottenuto un primo livello di consenso anche la proposta di integrare nel PIF il Joint Heads of Pacific Security, iniziativa sostenuta dall’Australia per rafforzare il coordinamento regionale tra le agenzie di sicurezza.