MONTEVIDEO - Un grave episodio di violenza ha sconvolto la comunità della facoltà di Medicina dell’Università della Repubblica (Udelar), a Montevideo.

Un giovane di 19 anni ha aggredito a coltellate una compagna di corso della stessa età al terzo piano dell’edificio annesso al centro di studi. L’attacco, avvenuto nel pomeriggio di lunedì e ora sotto indagine come tentato di femminicidio, ha provocato un’ondata di sgomento e proteste tra studenti, docenti e personale universitario. 

L’aggressore – che è stato ridotto da alcuni studenti presenti al momento dell’attacco e successivamente arrestato sul posto – è stato trasferito nella notte in una clinica psichiatrica.

Secondo quanto riferito da El Observador e confermato alla testata Telemundo da fonti della Procura, la perizia preliminare dello psichiatra forense ha disposto il suo ricovero, impedendogli al momento di rendere dichiarazioni.

Il giovane potrà essere interrogato dai magistrati solo quando riceverà le dimissioni mediche e sarà ritenuto in condizioni idonee. 

Il direttore della sezione Violenza domestica e di genere della Polizia, Richard Gutiérrez, ha spiegato in conferenza stampa: “Lo stiamo investigando come un tentativo di femminicidio”.

Gutiérrez ha evidenziato che non vi erano precedenti o denunce tra i due, che non avevano una relazione. Tuttavia, i testimoni hanno riferito di un comportamento “abbastanza persecutorio” ed “ossessivo” da parte del ragazzo, che cercava un legame sempre rifiutato dalla vittima.

“Dai primi indizi emersi, occorre applicare una prospettiva di genere a questa indagine per poter determinare le ragioni che hanno spinto quest’uomo ad agire in questo modo nei confronti di questa donna”, ha aggiunto Gutiérrez.  

In merito a possibili patologie psichiatriche del giovane, come l’ipotesi di schizofrenia indicata dal padre sul posto, la polizia ha confermato di aver richiesto gli esami specifici. 

La diciannovenne aggredita si trova ricoverata presso il Sanatorio Americano, ma è fuori pericolo ed evolve positivamente.

Come confermato dal padre al notiziario Telemundo, la ragazza non ha organi vitali compromessi, pur avendo riportato gravi ferite, tra cui un profondo taglio nella zona cervicale, due lesioni al volto vicino all’occhio e al zigomo, e la recisione dei tendini di un braccio. I medici sono riusciti a ricucire i tendini, la giovane dovrà seguire un percorso di riabilitazione per recuperare la mobilità.  

“Vogliamo esprimere la nostra profonda preoccupazione per il tentato femminicidio avvenuto ieri in uno degli edifici della nostra facoltà. Ripudiamo con forza l’accaduto, che rappresenta una delle espressioni più estreme della violenza che attraversa la nostra società e anche all’interno delle nostre istituzioni”, ha proclamato una studentessa durante le proteste. 

L’episodio ha scatenato la reazione immediata della comunità universitaria e dei collettivi femministi. Dopo la decisione del decanato di mantenere lo svolgimento delle lezioni a poche ore dall’accaduto (fortemente contestata dagli studenti), le attività didattiche sono state sospese per la giornata di mercoledì, coincidendo con manifestazioni e cortei per chiedere spazi educativi sicuri. 

Durante una delle mobilitazioni, le studentesse hanno letto un documento di condanna: “Siamo profondamente scosse. Riteniamo che questo fatto non possa essere affrontato come un episodio isolato né ridotto esclusivamente a responsabilità individuali”. 

Da parte sua, il decano della Facoltà di Medicina, Arturo Briva, ha annunciato un rafforzamento delle misure di sicurezza all’interno del polo universitario, precisando in conferenza stampa: “Come istituzione lavoreremo su tutte le misure necessarie per migliorare le condizioni di studio e di lavoro qui. Ma non voglio trasformare tutto questo in uno show a chi si mette in mostra per far vedere chi fa di più”.