ISTANBUL (TURCHIA) - La verità di Dusan. Dopo un lungo tira e molla, Vlahovic ha deciso di lasciare da svincolato la Juventus, accettando la corte del Besiktas di Vincenzo Italiano, allenatore che ne aveva esaltato il fiuto del gol durante la breve convivenza a Firenze. Una scelta che ha già iniziato a pagare (prima tripletta per il serbo) e che è stata la principale motivazione a spingerlo verso Istanbul.

Ma l’ormai ex attaccante bianconero si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa a proposito del mancato rinnovo in una lunga intervista a Mozzart Sport. Colpito dall’accoglienza ricevuta (“quando sono arrivato a Istanbul mi sembrava inconcepibile poter suscitare una tale euforia e una tale felicità tra i tifosi. Questo crea anche la pressione delle grandi aspettative, ma fin da piccolo sono abituato al fatto che da me ci si aspetti il massimo”), Vlahovic riconosce che non poteva restare indifferente al corteggiamento della società turca. “Per tutta l’estate hanno fatto di tutto per provare a portarmi qui. Il presidente del Besiktas e il direttore sportivo sono venuti a Belgrado, sono rimasti sette-dieci giorni e abbiamo avuto dei colloqui. Sono state decisive la loro volontà, la loro ambizione e il progetto. E naturalmente l’allenatore, che conosco molto bene, con il quale ho lavorato alla Fiorentina, e questa forse è addirittura la cosa più importante. Ci sono stati molti colloqui con molti club ma penso di aver preso la decisione migliore per la mia carriera in questo momento”.

Per quanto riguarda la Juve, “ho trascorso quattro anni e mezzo fantastici nel club, è stato un grande onore e un grande piacere avere l’opportunità di farne parte. La Juve mi ha dato molto e ho sempre cercato di ricambiare nel miglior modo possibile. Mi dispiace molto e mi fa male dentro il fatto che non siamo stati a un livello tale da poter competere per obiettivi più grandi, da vincere titoli, perché alla Juventus questa è la quotidianità: sono stati campioni d’Italia 38 volte, nettamente più di chiunque altro nella storia. Il mio contratto? Per tre anni, durante i quali si è scritto del mio rinnovo del contratto con la Juventus, non ho avuto neanche un colloquio concreto con la dirigenza del club. Questa è l’unica verità. Ho parlato con la dirigenza soltanto verso la fine della scorsa stagione e dopo che la stagione si era conclusa. L’ultima volta abbiamo parlato il 2 giugno, quella conversazione si è conclusa senza un accordo e dopo non ci sono stati più contatti con la Juventus. Si è parlato molto del fatto che avessi chiesto determinate condizioni, ma molte cose non erano vere - assicura - Per tre anni è stato scritto che rifiutavo il rinnovo, che non volevo parlare con il club del prolungamento del contratto. L’unica verità è che non ho avuto alcun colloquio concreto con il club a riguardo. Non ci sono state conversazioni concrete, non ci siamo mai seduti per parlarne”.

Spese belle parole per Spalletti (“colgo l’occasione per ringraziarlo per tutto quello che ha fatto per me l’anno scorso - sia quando ero infortunato sia quando ero sano - e per la sua voglia di vedermi ancora alla Juventus”), Vlahovic non chiude però la porta a un possibile ritorno.

“Nel calcio non puoi mai sapere cosa può succedere. In passato ho commesso degli errori quando ho detto certe cose. Per questo, mai dire mai, quindi non escludo nessuna possibilità. Ma in questo momento sono concentrato sul club in cui mi trovo e penso che sia l’unica cosa importante in questo momento. Con Italiano ci siamo sentiti subito quando è arrivato al Besiktas. Mi ha chiamato e abbiamo parlato, perché in questi anni siamo rimasti in contatto. Ha espresso il desiderio di portarmi qui e io ho espresso il desiderio di lavorare nuovamente con lui, perché penso sia un allenatore che mi conosce molto bene. So cosa si aspetta da me, conosco lo stile di gioco che propone, so cosa si aspetta dagli attaccanti e so che con lui gli attaccanti hanno sempre segnato”.