KIEV – “In un Paese normale, l’acquisto di merce rubata è un atto che comporta una responsabilità legale. Sulla base delle informazioni dei nostri servizi di intelligence, stiamo preparando un pacchetto di sanzioni contro chi trae profitto da questo schema criminale”. Sono parole al vetriolo quelle con cui il presidente ucraino Volodymyr Zelensky certifica la crisi in atto nelle relazioni bilaterali tra Kiev e lo Stato ebraico.
Il casus belli di questo strappo diplomatico è il presunto contrabbando di grano sottratto dai militari russi nei territori ucraini occupati e venduto a Israele, con un giro di profitti milionario. Come anticipato da Haaretz, la nave Panormitis, che secondo l’intelligence di Kiev trasporta frumento rubato da Mosca nei territori ucraini occupati, sarebbe infatti pronta a entrare nel porto di Haifa nelle prossime ore.
E non sarebbe la prima volta, visto che l’Abinsk, portarinfuse battente bandiera russa, aveva attraccato nello stesso scalo portuale due settimane fa, con un carico di grano rubato dal valore di milioni di dollari. Secondo Haaretz, già nel 2023, a un anno dall’invasione russa, “almeno due imbarcazioni cariche erano arrivate in Israele” seguendo lo stesso schema e finanziando la macchina bellica di Putin grazie ai profitti derivanti dalla vendita sul mercato israeliano e internazionale.
“Un fenomeno ricorrente”, secondo fonti citate dal media israeliano, come confermato dai registri interni delle autorità di Mosca nei porti ucraini occupati, che elencano oltre 30 spedizioni di merci rubate e dirette verso Haifa.
Smacchi ricorrenti all’Ucraina ignorati dallo Stato ebraico, che hanno dato il via a un botta e risposta serrato, lanciato su X da Andrii Sybiha, titolare degli Esteri di Kiev, con l’annuncio di una nota di protesta formale e la convocazione ufficiale dell’ambasciatore israeliano a Kiev. Sybiha ha intimato a Israele “di non accettare il grano rubato per non compromettere le relazioni amichevoli tra i nostri Paesi”.
Mossa a cui hanno fatto eco le frasi di Zelensky, secondo cui “le autorità di Tel Aviv non possono ignorare l’export di frumento ucraino da parte di individui legati agli occupanti russi”. “Tali attività”, ha rincarato il leader ucraino sui social, “violano le stesse leggi dello Stato di Israele”.
A chiudere il cerchio è stato il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, che ha bollato le reazioni ucraine come “diplomazia Twitter”, rivendicando “la mancanza di prove” e assicurando che “la questione sarà esaminata”. Intanto la vicenda del grano rubato è finita sotto i riflettori dell’Unione Europea, che starebbe valutando, congiuntamente a Kiev, l’imposizione di sanzioni a individui ed entità israeliane che aiutano la Russia a eludere le restrizioni internazionali.