MILANO - È indagata per istigazione a delinquere finalizzata al terrorismo internazionale e apologia di associazione terroristica la donna che aveva sfilato al corteo del 25 aprile avvolta in una bandiera di Hezbollah. La trentaquattrenne, indagata insieme ad altre quattro persone, ha anche subito una perquisizione nella sua abitazione di Milano dai carabinieri del Ros.
Alla donna viene contestata anche l’aggravante dell’uso di strumenti telematici per l’istigazione. Secondo gli inquirenti, infatti, avrebbe pubblicato su Instagram alcune fotografie che la ritraevano con la bandiera di Hezbollah anche durante un’altra manifestazione.
Nel decreto di perquisizione, firmato dal pubblico ministero della Procura di Milano Alessandro Gobbis, si legge che dall’attività di monitoraggio è emerso il profilo social di una donna che, “almeno in tre diversi episodi”, si sarebbe dimostrata una sostenitrice dell’attuale dirigenza iraniana e dell’organizzazione Hezbollah.
Nel provvedimento viene ricordato che l’Eso, il braccio operativo dell’associazione paramilitare libanese, è stato riconosciuto come organizzazione terroristica dall’Unione Europea dopo l’attentato all’aeroporto di Burgas, in Bulgaria, del luglio 2012.
Secondo quanto riportato dagli investigatori, la trentaquattrenne aveva pubblicato 46 post sul proprio profilo social, seguito da 3.390 persone. Nella biografia compariva il motto: “Se non c’è giustizia per gli oppressi, che non ci sia pace per gli oppressori”, insieme alle bandiere di Palestina, Libano, Iran e Siria.