DUBLINO – Il nuovo blocco di fatto nel Mar Nero sta riaccendendo in Europa il timore di una crisi alimentare internazionale, con conseguenze economiche e sociali che potrebbero estendersi dall’Africa e dal Medio Oriente fino ai flussi migratori verso il continente.
La questione è emersa mercoledì durante una riunione dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea in Irlanda, dove diversi governi hanno chiesto un cessate il fuoco immediato nell’area.
“Nel Mar Nero, gli attacchi russi contro le navi che trasportano grano potrebbero provocare un nuovo shock mondiale per la sicurezza alimentare”, ha dichiarato l’Alta rappresentante dell’UE Kaja Kallas.
Il ministro degli Esteri belga Maxime Prévot ha chiesto una “soluzione coordinata”, avvertendo del rischio di una crisi su tre fronti: perdita di entrate per lo Stato ucraino, rincaro degli alimenti nei Paesi africani e aumento dei movimenti migratori verso l’Europa.
Da luglio Mosca ha intensificato gli attacchi contro porti e imbarcazioni ucraine nel Mar Nero, riducendo sensibilmente la capacità di Kiev di vendere cereali a clienti come Egitto, Algeria, Tunisia, Yemen e Indonesia. L’Ucraina ha risposto con attacchi contro navi e infrastrutture russe.
Prima della nuova escalation, Kiev esportava ogni mese circa 6 milioni di tonnellate di prodotti agricoli e siderurgici attraverso Odessa, Chornomorsk e Pivdenny.
Ora circa 4,5 milioni di tonnellate vengono trasportate attraverso rotte alternative, mentre molti operatori evitano il percorso marittimo per ragioni di sicurezza.
Le cosiddette solidarity lanes via terra e lungo il Danubio non beneficiano più dell’assenza di dazi e una delle principali vie verso il porto romeno di Constanța risente inoltre di una grave siccità estiva.
Il ministro degli Esteri romeno Oana-Silvia Țoiu ha sottolineato che queste rotte restano essenziali per garantire cereali a prezzi accessibili nel Medio Oriente e in Africa.
Il collega ucraino Andrii Sybiha ha chiesto agli europei di aumentare le iniziative diplomatiche nei confronti della Russia per ottenere un cessate il fuoco completo nel Mar Nero, sostenendo che le vie alternative non potranno mai compensare pienamente le esportazioni via mare.
Il rallentamento nei porti sta intanto aumentando i costi di trasporto per gli agricoltori ucraini, deprimendo i prezzi interni e aggravando il rischio di fallimenti proprio all’inizio di una nuova stagione di semina.
Anche l’industria siderurgica ne risente, mentre Kiev deve già far fronte a un disavanzo finanziario di 23 miliardi di euro.
La preoccupazione europea riguarda soprattutto l’effetto globale di una riduzione dell’offerta di cereali: l’aumento dei prezzi potrebbe aggravare l’inflazione nei Paesi più fragili, alimentare malcontento sociale e contribuire a nuove ondate migratorie.
Prévot ha avvertito che la stanchezza dell’opinione pubblica europea verso il sostegno all’Ucraina è in crescita, proprio mentre, a suo giudizio, tale impegno resta indispensabile.