TORINO - Insulti e minacce sui social per la gip torinese, che pur riconoscendo l’esistenza dei gravi indizi di colpevolezza, non aveva convalidato il fermo del commesso di 42 anni accusato di violenze sessuali su una 13enne. Dopo che su alcuni gruppi è stato pubblicato il nome della magistrata si è scatenato l’odio social, tra questi l’augurio che “ora che è libero vada a violentare i figli della giudice”, riferito al commesso. “Aspetto con molta ansia che capiti una situazione del genere a un parente o figlia di qualche giudice e poi non dirò che sono dispiaciuto, ma festeggerò”, scrivono altri. La magistrata viene accusata di appartenere alla “cricca”. “Sarebbe curioso sapere chi le ha passato i compiti all’esame da magistrato Ma forse già si sa...”, scrivono gli hater. La maggior parte degli insulti nei confronti del giudice sono a sfondo sessuale.
Insulti erano apparsi anche sulla saracinesca del minimarket che è chiuso: davanti ai fotografi un 25enne si era fatto riprendere a volto scoperto mentre scriveva “Pedofilo infame, in mano al popolo”. Nell’ordinanza di scarcerazione, la gip ha evidenziato il rischio di recidiva dell’indagato per la “difficoltà a contenere i propri impulsi”, ma ha ritenuto rilevanti la collaborazione dell’uomo, la consegna dei filmati e il suo “pentimento”, oltre all’assenza di precedenti. La decisione del gip ha scatenato le critiche di della premier Giorgia Meloni, e del vice-premier Matteo Salvini e altri esponenti della maggioranza. Il ministero della Giustizia ha ordinato un’ispezione al tribunale del capoluogo regionale piemontese dopo la scarcerazione. Il ministero, pur ribadendo il principio d’autonomia della magistratura, ha giustificato l’ispezione con l’“eccezionalità del caso” e l’“allarme sociale” generato.
Il caso riaccende il dibattito sull’assenza nel codice penale italiano di un reato specifico di molestia sessuale: i comportamenti a connotazione sessuale indesiderati vengono infatti fatti rientrare in altre fattispecie o, nei casi più gravi, integrati nel reato di violenza sessuale. Un tentativo di introdurre il reato di molestia sessuale era stato bloccato in passato per l’opposizione della Lega, mentre un disegno di legge presentato nel 2022 dalla senatrice dem Valeria Valente è tuttora fermo in commissione.