ROMA – “L’ennesima televendita di Giorgia Meloni”. Maria Elena Boschi boccia senza mezzi termini l’annuncio del governo sul bollo auto e porta subito lo scontro sul terreno più sensibile: il costo della vita e, soprattutto, quello dei carburanti.

Per la presidente dei deputati di Italia Viva-Casa Riformista, la promessa di un risparmio fino a 200 euro l’anno nel 2027 rischia di impallidire davanti a quanto gli automobilisti stanno spendendo già oggi alla pompa. “Gli italiani pagano oggi oltre 200 euro in più al mese, non all’anno, solo di carburante”, attacca Boschi, secondo la quale c’è già chi “ha rinunciato a usare l’auto per andare al lavoro perché non può più permettersi un pieno”.

Il punto politico della replica delle opposizioni è tutto nella distanza tra due momenti temporali molto chiari: il pieno da pagare domani e il bollo che non si pagherà, per una parte degli automobilisti, il prossimo anno. “Meloni aveva promesso di abolire le accise su benzina e gasolio invece le ha aumentate. Oggi sarebbe potuta intervenire in modo strutturale, ha preferito un pagherò per il prossimo anno”, afferma Boschi. E chiude con la stoccata: “Così oggi parleremo tutti del bollo del 2027 e un po’ meno della benzina che gli italiani metteranno nel serbatoio domani mattina”.

A finire nel mirino è anche la platea dello sgravio. Boschi contesta l’esclusione di “liberi professionisti, agenti di commercio, autotrasportatori”, categorie per le quali l’automobile o il mezzo commerciale rappresentano uno strumento di lavoro e sulle quali il caro-carburanti incide in maniera particolare.

L’attacco di Italia Viva si inserisce, come detto, in un fronte più ampio di tutte le opposizioni. Il Pd parla apertamente di una misura dal sapore elettorale. Andrea Casu, vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera, la definisce “una sospensione elettorale” e collega il provvedimento alle difficoltà del governo sul fronte della mobilità e del trasporto pubblico.

Sulla stessa linea Silvio Lai, deputato Pd, membro della Commissione Bilancio, che accusa l’esecutivo di presentare come una svolta un beneficio che “per molti cittadini vale al massimo uno o due pieni di carburante”. Antonio Misiani, responsabile economia del Nazzareno, sposta invece l’attenzione sulle coperture e sul fatto che il bollo è un tributo regionale: il nodo, sostiene, sarà garantire alle Regioni le risorse mancanti e spiegare come l’intervento potrà essere finanziato in maniera strutturale dopo il 2027.

All’attacco anche il Movimento 5 Stelle. La vicepresidente degli ex grillini, Vittoria Baldino, recupera le parole con cui Meloni, nel dicembre 2025, aveva ironizzato sulla proposta di Pasquale Tridico di intervenire sul bollo in Calabria e accusa la presidente del Consiglio di aver cambiato posizione: “‘L’esenzione dal bollo auto in Calabria? Roba che Cetto La Qualunque in confronto era Ottone di Bismarck’. Con queste parole Giorgia Meloni nel dicembre 2025 commentava la proposta di Pasquale Tridico da candidato presidente per la Calabria. Oggi la stessa Giorgia Meloni annuncia la sospensione per l’anno elettorale 2027 del bollo per milioni di auto e motocicli e si vanta di cancellare ‘una delle tasse più odiate dagli italiani’. Presidente Meloni, allora ci dica: chi è Cetto La Qualunque adesso?”.

Il bollo diventa così il nuovo terreno dello scontro politico sul costo della mobilità. Da una parte il governo rivendica l’alleggerimento di una tassa particolarmente impopolare; dall’altra le opposizioni provano a riportare l’attenzione sul conto che famiglie e imprese devono affrontare ogni giorno. E soprattutto sulla domanda destinata ad accompagnare il provvedimento, ovvero cosa succederà dopo il 2027.