LONDRA - L’operazione “trasparenza” voluta da re Carlo III rischia di trasformarsi in un boomerang. Per la prima volta nella storia della monarchia britannica, il sovrano ha deciso di sollevare parzialmente il velo sul sistema fiscale e sui privilegi economici della famiglia reale, rendendo pubblici dati finora rimasti riservati. Un’iniziativa che avrebbe dovuto rafforzare l’immagine di una Corona più aperta e vicina ai cittadini, ma che è stata oscurata dalla controversa decisione di non trasferirsi a Buckingham Palace, nonostante sia ormai alle battute finali il maxi-restauro da 370 milioni di sterline. 

L’intenzione era nota da tempo: i lavori di ristrutturazione, avviati durante il regno di Elisabetta II, dovrebbero concludersi il prossimo anno. La conferma ufficiale che Carlo III continuerà invece a risiedere stabilmente a Clarence House, sua storica dimora londinese, ha però alimentato un acceso dibattito. Non si tratta soltanto di rompere una tradizione che risale all’epoca della regina Vittoria, quando Buckingham Palace divenne la residenza ufficiale dei sovrani britannici. La scelta ha infatti esposto la famiglia reale anche alle accuse di aver investito ingenti risorse pubbliche in un edificio che il re non utilizzerà come abitazione. 

Da Buckingham Palace è stato precisato che il palazzo resterà comunque nella disponibilità del sovrano e che sarà sempre più aperto ai visitatori, con un conseguente ritorno economico grazie al turismo. Una spiegazione che, tuttavia, non è bastata a placare le polemiche. 

Le critiche sono arrivate da fronti opposti. Il Daily Express, tradizionalmente vicino alla monarchia e alla destra britannica, ha sostenuto che con questa decisione Carlo III “rischia di commettere il peggiore errore del suo regno”. Sul versante opposto, gli antimonarchici dell’associazione Republic hanno colto l’occasione per attaccare duramente la Corona. “Il governo ha accettato di spendere 370 milioni di sterline per ristrutturare Buckingham Palace, e ora Carlo non vuole usarlo”, ha dichiarato il leader del movimento, Graham Smith. 

Nemmeno l’inedita apertura sui conti della famiglia reale ha raccolto il consenso sperato. Dai dati diffusi emerge che Carlo III ha versato circa 30 milioni di sterline di imposte da quando è salito al trono, nel 2022, mentre il principe William ne ha pagate oltre 20 milioni nello stesso periodo. Numeri che collocano il sovrano tra i cento maggiori contribuenti del Regno Unito. 

Nonostante questo, il Times osserva che resta ancora una significativa opacità sulle informazioni rese pubbliche e, soprattutto, sui criteri utilizzati per determinare il carico fiscale dei Windsor. 

Parallelamente, continua a crescere anche il finanziamento pubblico destinato alla monarchia. Il Sovereign Grant, l’appannaggio statale che copre le spese istituzionali della famiglia reale e dei suoi membri senior, è destinato infatti quasi a raddoppiare nell’arco di tre anni: dai 51,8 milioni di sterline dell’esercizio 2024-2025 ai 100 milioni previsti per il 2027-2028. 

La maggiore trasparenza ha inoltre permesso di conoscere nel dettaglio alcune delle spese sostenute dalla Corona. Tra queste, la missione all’estero più costosa dell’ultimo anno è risultata essere quella del principe William in Arabia Saudita, costata oltre 130 mila sterline, una cifra superiore perfino alle circa 127 mila sterline spese per la visita di Stato di re Carlo III e della regina Camilla in Italia. 

Il sovrano, 77 anni, impegnato nelle cure per una forma di cancro mai precisata pubblicamente, sembra voler rilanciare l’immagine della monarchia in una fase particolarmente delicata. La popolarità della Corona è stata infatti messa alla prova sia dallo scandalo che ha coinvolto il principe Andrea per i suoi legami con Jeffrey Epstein, sia dalla necessità di preparare la futura successione riducendo le ombre che gravano sulla famiglia reale. 

In quest’ottica si inserirebbe anche un nuovo tentativo di ricucire i rapporti con il figlio minore, il principe Harry. Secondo quanto riferiscono i media britannici, il re avrebbe autorizzato i duchi di Sussex a utilizzare una residenza reale durante il loro soggiorno nel Regno Unito, previsto per luglio, quando Harry, Meghan e i figli Archie e Lilibet torneranno nel Paese per la prima volta dal 2022. Un gesto interpretato da molti come un ulteriore segnale della volontà del sovrano di favorire una riconciliazione familiare, sei anni dopo la rottura con la Royal Family e il trasferimento dei Sussex in California.