PECHINO - La Cina accelera sulla transizione energetica, ma senza rinunciare ai combustibili fossili. Entro il 2030 Pechino punta a produrre la metà della propria elettricità da fonti non fossili (nucleare, idroelettrico, eolico e solare) nell’ambito di un nuovo piano quinquennale che intreccia decarbonizzazione, sicurezza energetica e crescente domanda di elettricità alimentata anche dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale. 

Il piano, riportato dal South China Morning Post, è stato presentato dall’Agenzia nazionale per l’energia (Nea) e dalla Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma (Ndrc), il principale organismo di pianificazione economica del Paese. Il documento prevede un forte incremento della capacità installata da fonti rinnovabili, in particolare eolico e solare, accompagnato da un aumento della produzione complessiva di energia. 

Secondo gli obiettivi fissati, la capacità annua totale di produzione energetica della Cina raggiungerà entro il 2030 un equivalente di 5,8 miliardi di tonnellate, rispetto ai 5,13 miliardi previsti per il 2025. Nello stesso anno, il 50% dell’elettricità generata dovrà provenire da un mix di fonti non fossili. 

“Nei prossimi cinque anni il sistema energetico cinese avrà maggiore sicurezza e resilienza e una struttura energetica migliore e più nuova per integrazione, efficienza e innovazione”, ha dichiarato il direttore della Nea, Wang Hongzhi. Secondo Wang, gli investimenti collegati al piano supereranno i 20.000 miliardi di yuan, pari a circa 2.900 miliardi di dollari. 

Uno degli elementi centrali della strategia riguarda l’impatto dell’intelligenza artificiale sui consumi elettrici. La rapida espansione dei data center e delle applicazioni basate sull’IA sta infatti aumentando la pressione sulla rete nazionale. Per questo Pechino intende promuovere una “responsabilizzazione reciproca” tra settore energetico e intelligenza artificiale, favorendo una maggiore integrazione tra grandi basi di produzione energetica e poli di calcolo, oltre a una gestione più efficiente e coordinata dei consumi dei data center. 

La sicurezza degli approvvigionamenti resta però una priorità strategica. Il piano conferma la volontà di espandere il nucleare lungo le aree costiere, evitando invece le regioni interne per motivi di sicurezza. L’obiettivo è raggiungere entro il 2030 una capacità nucleare installata di 110 milioni di kilowatt, puntando soprattutto sui reattori ad acqua pressurizzata di terza generazione. 

Parallelamente, Pechino intende accelerare la ricerca sulla fusione nucleare controllata, considerata una delle tecnologie chiave per il futuro della produzione energetica. La svolta verde, tuttavia, non comporta un abbandono delle fonti tradizionali. Il documento prevede infatti di “consolidare e ottimizzare” la produzione di energia da combustibili fossili, ampliando e diversificando al tempo stesso le importazioni di petrolio e gas in un contesto internazionale segnato dalle tensioni in Medio Oriente e dalle incertezze legate allo Stretto di Hormuz. 

Tra i progetti ritenuti strategici figura anche il rafforzamento dei collegamenti energetici con la Russia. Il piano prevede infatti l’espansione degli oleodotti e dei gasdotti tra la provincia nordorientale dello Heilongjiang e la Federazione Russa nell’ambito del progetto Power of Siberia 1, con l’obiettivo di aumentare la sicurezza degli approvvigionamenti. 

Secondo Tian Lei, analista dell’Istituto di ricerca energetica della Ndrc citato dall’agenzia Xinhua, il piano introduce misure specifiche per garantire sicurezza e resilienza del sistema energetico anche “in varie contingenze e persino in circostanze estreme”. 

La strategia dovrebbe contribuire anche al raggiungimento di uno degli obiettivi climatici dichiarati da Pechino: il picco delle emissioni di carbonio entro il 2030, passaggio intermedio verso la neutralità climatica prevista per il 2060. La Cina resta tuttavia il maggiore emettitore mondiale di gas serra e continua a fare ampio ricorso al carbone per sostenere la propria crescita economica. 

Per accelerare la decarbonizzazione, il governo intende rafforzare ulteriormente il ruolo dell’eolico e del solare, integrando impianti terrestri e offshore, sviluppando reti elettriche intelligenti, sistemi di accumulo dell’energia e un mercato nazionale unificato dell’elettricità, destinato a favorire sia la certificazione dell’energia verde sia una formazione più efficiente dei prezzi.