GINEVRA - Il primo caso di Ebola confermato in Francia qualche giorno fa ha riacceso l’attenzione internazionale sull’epidemia in corso nella Repubblica Democratica del Congo, ma l’Organizzazione mondiale della sanità invita a non alimentare allarmismi. Secondo il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, il rischio di una diffusione globale della malattia “rimane basso”, nonostante il virus sia stato identificato per la prima volta sul territorio francese. 

A risultare positivo è stato un medico umanitario rientrato dalla Repubblica Democratica del Congo, dove collaborava con l’Alleanza per l’Azione Medica Internazionale (Alima) in una delle aree interessate dall’epidemia. 

Il ministero della Salute francese ha spiegato che il paziente “è salito a bordo di un volo di linea proveniente da Kinshasa ed era quasi asintomatico, a parte il mal di testa”. Le sue condizioni poi sono “leggermente peggiorate durante il volo”, ma una volta atterrato a Parigi è stato immediatamente preso in carico e isolato in un ospedale specializzato, ancora prima che la diagnosi fosse confermata. 

Il governo francese ha precisato che il paziente si trova in condizioni stabili, con una carica virale “molto bassa”, ed è ricoverato in un reparto ad alta sicurezza biologica, dove vengono applicati “protocolli stretti di sicurezza biologica, in particolare con l’uso di una camera a pressione negativa”. 

Il ministero ha inoltre confermato di aver “identificato il primo caso positivo alla malattia da virus Ebola sul territorio nazionale”, sottolineando che la situazione è seguita “con grande attenzione dal primo ministro”. 

Parallelamente è stata avviata un’approfondita indagine epidemiologica per ricostruire tutti i contatti del medico. Le persone eventualmente esposte saranno contattate dalle autorità sanitarie, poste in isolamento domiciliare per 21 giorni e sottoposte a monitoraggio sanitario per l’intero periodo di incubazione. 

Le autorità francesi ribadiscono tuttavia che non esiste alcun rischio immediato per la popolazione. Anche il dottor Imad Kansau, infettivologo dell’ospedale Antoine-Béclère di Clamart, ha invitato alla calma, assicurando a BFM TV che “Al momento non esiste alcun pericolo per la popolazione” e definendo “molto rassicurante” il protocollo adottato dalle autorità sanitarie. 

Anche il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha invitato a contestualizzare il caso francese. “Non c’è bisogno di panico”, ha affermato, mettendo in guardia contro “reazioni eccessive” e ricordando che “il rischio per il resto del mondo è basso”. Secondo Tedros, il caso rappresenta piuttosto “un monito sui rischi affrontati da chi è in prima linea” nella risposta all’epidemia. 

Il direttore dell’Oms ha richiamato l’attenzione sulle condizioni del personale medico impegnato nelle aree colpite. “Quasi 80 operatori sanitari sono stati contagiati, il che evidenzia i rischi che corrono e l’importanza di rafforzare la prevenzione e il controllo delle infezioni”, ha sottolineato. 

Per questo motivo l’Oms raccomanda ai governi di sostenere il dispiegamento del personale sanitario in condizioni di sicurezza. “Ciò include garantire che le organizzazioni che inviano personale forniscano informazioni chiare sui rischi, su come ridurre e gestire i rischi di esposizione e che i paesi siano preparati a facilitare l’evacuazione, se necessario.” 

L’attuale epidemia è stata dichiarata il 15 maggio nella provincia orientale di Ituri, una delle aree più instabili della Repubblica Democratica del Congo, dove operano numerosi gruppi armati. Secondo gli ultimi dati ufficiali, sono stati registrati oltre 1.000 casi e 267 decessi, con un tasso di mortalità di circa il 25%. 

L’Organizzazione mondiale della sanità continua a classificare il rischio come “molto alto” all’interno della Repubblica Democratica del Congo e “alto” per l’Uganda e gli altri Paesi confinanti, mentre resta “basso” per il resto del mondo.  

Tedros ha ricordato che il caso francese va inserito in un contesto più ampio. “Negli ultimi 50 anni, il numero di casi rilevati al di fuori dell’Africa è inferiore a 30”, ha osservato, invitando ancora una volta a evitare “reazioni eccessive” e a mantenere alta l’attenzione soprattutto sulla protezione degli operatori sanitari impegnati nella risposta all’epidemia.