MILANO - “Alla fine Mancini è una scelta tecnicamente giusta, perché ha dimostrato di saper proporre un gioco funzionale a un progetto. Se fossi nel Psg, nel Bayern, nel Real Madrid, nella Juventus o in un’altra big, lo prenderei in considerazione”. Così Gianluigi Buffon, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, torna sulle vicende della Nazionale azzurra.

“Cosa avrei proposto da direttore tecnico? L’obiettivo principale deve essere la qualificazione al Mondiale tra quattro anni. Partendo da questa premessa, avrei scelto Conte, poi Baldini e, via via, gli altri. Bisogna però avere il coraggio delle proprie scelte e la capacità di comunicarle a tutti, stampa compresa”.

Buffon invita a partire da una visione precisa: “Troppo spesso sento dire: ‘Quella è la persona giusta’, senza una motivazione tangibile. Sono scelte istintive, non studiate. Prima viene il progetto, poi la persona più adatta a realizzarlo”.

Tornando a Mancini, l’ex portiere non dimentica il burrascoso addio dell’agosto 2023: “Quella ferita resta. Ma state parlando con uno che è sceso in Serie B con la Juventus e si è ridotto lo stipendio di cinquecentomila euro, soltanto per senso di appartenenza”.

Buffon risponde anche alle indiscrezioni secondo le quali, dopo l’addio di Spalletti, si sarebbe opposto al ritorno di Mancini: “Avevo un ruolo importante, ma non spettava a me l’ultima parola. In quel momento Gattuso era il meglio che offrisse il mercato per quell’incarico. C’era poco tempo e gli spareggi erano praticamente certi: serviva qualcuno capace di motivare una squadra abbattuta, restituendole entusiasmo e orgoglio”.

“Penso di conoscere il calcio – prosegue – e so che un lavoro non può essere giudicato per un’espulsione o per un rigore concesso o negato. Bisogna vivere la quotidianità e comprendere le dinamiche che si creano tra squadra e allenatore. Raramente ho percepito tanta armonia, stima e comunione d’intenti”.

L’ex capitano azzurro si sofferma poi sul nuovo ruolo di Claudio Ranieri come direttore tecnico: “Capisco che da fuori possano esserci dei dubbi ed è legittimo. In questo momento, però, una figura come la sua è importante in un incarico così delicato. Ranieri offre mille garanzie, sia personali sia tecniche”.

Su Andrea Pirlo, Buffon è netto: “Sono contento che abbia evitato un percorso tanto impervio, perché le premesse non erano delle migliori. La vicenda del sito russo è stata un tentativo politico, goffo e mal riuscito, di farlo etichettare come “impresentabile”. Nonostante questi episodi spiacevoli, resto fermamente convinto che si debba amare l’Italia con l’austera passione dell’esule in patria”.

Buffon rivela inoltre di essere stato contattato da Paolo Maldini e Leonardo: “È stato bello parlare con loro. Mi avevano proposto un ruolo da dirigente delle Nazionali, con il compito di coordinare la squadra maggiore e le selezioni giovanili. Il loro entusiasmo mi ha fatto vacillare, ma sono rimasto della mia idea. Dal 1991 a oggi non mi sono concesso più di venti giorni sabbatici: era arrivato il momento di dedicarmi a chi si è sempre dedicato a me, cioè mia moglie, i miei figli e i miei genitori. Ho bisogno di ricaricarmi”.

Infine, un pensiero su Guardiola: “Il suo solo nome avrebbe dato una grande spinta e ne avremmo avuto bisogno. Tuttavia, neppure con lui ci sarebbe stata la certezza dei risultati. È il più grande allenatore degli ultimi trent’anni, ma ha sempre guidato squadre di club. La Nazionale è un’altra cosa”.