CANBERRA – Tony Burke ha rinviato l’atteso intervento nel quale avrebbe dovuto presentare i dettagli del programma migratorio federale, proprio mentre il governo affronta nuove critiche sulle previsioni degli arrivi e sul futuro del modello multiculturale australiano.
Il ministro degli Interni era atteso per domani al National Press Club di Canberra, dove avrebbe illustrato una riduzione dell’immigrazione giudicata controversa anche all’interno del Partito laburista. L’appuntamento è stato cancellato per circostanze impreviste e sarà riprogrammato.
Il rinvio giunge dopo che l’esecutivo Albanese ha corretto al rialzo le proprie stime per il periodo 2025-2030, portando a 1,2 milioni il numero complessivo degli ingressi previsto. Nei documenti di bilancio 2026-27, il Dipartimento del Tesoro ha riconosciuto che il saldo migratorio netto sarà moderatamente superiore alle attese sia nel 2025-26 sia nell’anno successivo.
Il governo continua tuttavia a sostenere che gli ingressi si siano ridotti rispetto ai livelli eccezionali registrati dopo la pandemia. Il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha ricordato che il fenomeno era in forte crescita al momento dell’arrivo del Partito laburista al potere e che da allora ha rallentato in modo marcato.
L’obiettivo dichiarato è mantenere il saldo migratorio netto annuo intorno alle 230mila persone. Finora, però, Canberra ha faticato a rispettare i propri parametri, superando l’ultima previsione di circa 35mila unità.
Il confronto si è allargato al ruolo del multiculturalismo dopo l’attentato terroristico di Bondi Beach. Un sondaggio News24 Pulse-YouGov indica che il 46 per cento degli australiani ritiene il modello positivo, ma ormai capace di creare problemi alla coesione sociale. Il 37 per cento sostiene invece che abbia servito bene il Paese, mentre il 10 per cento ne dà un giudizio negativo.
Pauline Hanson ha allargato il dissenso chiedendo un’Australia “monoculturale”, nella quale i nuovi arrivati adottino lingua, tradizioni e valori nazionali. Burke l’ha accusata di evocare la vecchia politica dell’Australia Bianca, definizione respinta dalla leader di One Nation.
Hanson ha ribadito di non avere mai sostenuto discriminazioni razziali, ma di volere ingressi più contenuti e riservati a persone disposte ad assimilarsi.
Le differenze tra i partiti sono nette in vista delle elezioni federali del 2028. La Coalizione accusa il Parrtito laburista di avere aggravato con la forte immigrazione la carenza di abitazioni e il carico sulle infrastrutture e propone verifiche più rigorose per i visti.
One Nation chiede invece di ridurre l’immigrazione limitandola a 130mila persone l’anno, escludere candidati provenienti da Paesi associati a ideologie estremiste ed espellere chi rimane illegalmente dopo la scadenza del visto. Non ha però indicato gli Stati interessati né chiarito l’estensione del divieto.
Secondo il Parliamentary Budget Office, l’applicazione del piano potrebbe ridurre l’economia australiana fino al 10 per cento nell’arco di dieci anni.