BUENOS AIRES – L’interruzione del servizio dei piloti portuali (incaricati di assistere i comandanti durante le manovre di ingresso, uscita e navigazione nei tratti più complessi della rete fluviale e portuale) continua a bloccare continua a bloccare il traffico navale nei principali terminal argentini e ha aperto un conflitto che ormai va oltre il settore marittimo.
Almeno 45 navi legate all’agroexport erano ancora in attesa, martedì, dell’autorizzazione a salpare, mentre le associazioni imprenditoriali segnalavano ritardi anche in altri comparti, tra cui la distribuzione dei carburanti.
Senza l’assistenza dei piloti portuali – obbligatoria in gran parte della Via Navigabile Troncale, il corridoio Paranà – Paraguay, il principale corridoio fluviale commerciale dell'Argentina – le imbarcazioni non possono completare le proprie manovre.
La Camera dell’industria olearia e il Centro degli esportatori di cereali (Ciara-Cec) stimano che ogni nave immobilizzata generi costi aggiuntivi compresi tra 50.000 e 100.000 dollari al giorno. Applicando questi valori alle 45 navi cerealicole ferme, il danno potrebbe raggiungere i 4,5 milioni di dollari al giorno, come ha spiegato il presidente del Ciara-Cec Gustavo Idígoras, al quotidiano La Nación.
La stima riguarda esclusivamente questo gruppo di navi dell’agroindustria. In un rilevamento più ampio, il Centro della navigazione (Centro de Navegación aveva censito 140 imbarcazioni in attesa della conferma del servizio. Con i nuovi ritardi registrati martedì, alcune stime del settore portavano il numero complessivo delle navi coinvolte a circa 185.
Il conflitto è iniziato dopo l’entrata in vigore del Decreto 690/2026, pubblicato il 31 luglio. La norma ha sostituito il regime in vigore dal 1991, ha istituito un registro aperto dei prestatori di servizio, ha autorizzato l’affidamento diretto degli incarichi e ha attribuito all’Agenzia nazionale dei porti e della navigazione il potere di fissare tariffe massime.
Il decreto ha inoltre ampliato i casi nei quali il comandante può fare a meno del servizio di pilotaggio, ha reso più flessibile l’impiego delle imbarcazioni destinate al trasporto dei professionisti e ha autorizzato la Prefettura Navale o la Marina a svolgere tali funzioni in situazioni eccezionali. Secondo il governo, la riforma punta ad aumentare la concorrenza e a ridurre costi ritenuti molto superiori agli standard internazionali.
I piloti sostengono invece che alcune delle modifiche indeboliscano controlli essenziali e possano compromettere la sicurezza della navigazione. Poiché operano come professionisti autonomi, la protesta non costituisce formalmente uno sciopero sindacale.
La maggior parte di loro ha semplicemente smesso di accettare nuovi incarichi a titolo individuale, pur agendo in modo coordinato. Le associazioni di categoria hanno inoltre annunciato ricorsi giudiziari e una denuncia penale contro i firmatari del decreto, secondo quanto riferito dal portale specializzato GlobalPorts.
La Prefettura Navale ha risposto intimando a 536 professionisti di riprendere immediatamente l’attività. L’organismo ha avvertito che potrebbero essere applicate sanzioni amministrative e presentate denunce penali per intralcio ai trasporti. Il portavoce presidenziale Adrián Ravier ha confermato che “ci saranno sanzioni”, pur riconoscendo che il governo non dispone ancora di una stima ufficiale delle perdite economiche.
Mentre i terminal continuano a ricevere camion nei limiti della capacità di stoccaggio, le associazioni imprenditoriali avvertono che l’accumulo di cereali potrebbe costringere gli operatori a chiudere le prenotazioni. Sono stati inoltre segnalati trasferimenti di operazioni verso Montevideo e i porti del sud del Brasile, oltre a possibili ripercussioni sul trasporto dei carburanti e sui progetti energetici.