ROMA - Il Movimento 5 Stelle prova a spegnere le tensioni con il Pd, dopo le polemiche nate dalle parole di Giuseppe Conte sulla Russia e sul riarmo alla manifestazione di Napoli.
Il Partito democratico sceglie invece di non intervenire, confermando la linea del silenzio, per evitare un nuovo scontro pubblico dentro il campo largo.
Da giorni si rincorrono ricostruzioni sui rapporti tra Elly Schlein e Conte, e l’ultima, attribuita al Corriere della Sera, riferisce di un duro confronto della segretaria dem con il leader pentastellato dopo l'intervento dal palco di piazza del Gesù, nel quale aveva sostenuto che “stanno costruendo una minaccia russa” per convincere l’opinione pubblica ad accettare il riarmo.
A smentire sono fonti del M5s, che parlano di un tentativo di “dividere il fronte”.
Nel Pd, soprattutto nell’area riformista, queste parole hanno riaperto una ferita politica mai davvero chiusa, anche se al Nazareno la parola d’ordine resta quella dell’unità.
Schlein vuole evitare nuove polemiche e continuare a insistere sui temi comuni, dal salario minimo alla sanità, dalla difesa della Costituzione alla critica alla legge elettorale della maggioranza. Tuttavia, la frattura sulla politica estera continua a essere il punto più delicato della costruzione dell’alleanza.
Nel Pd c’è chi invita ad allargare il perimetro dell’alleanza, in particolare Roberto Morassut chiede di “cambiare gioco” e coinvolgere anche Azione, sostenendo che con l’attuale schema il campo largo non avrebbe i numeri per vincere. Carlo Calenda, però, continua ad attaccare Conte proprio sulla Russia.
A ricompattare i democratici interviene intanto lo scontro con Ignazio La Russa, che ha rilanciato sui social un video di un intervento di Schlein al congresso del Pse sul caso Ranucci, accompagnandolo con la scritta: “Che imbarazzo”.
Nel passaggio contestato, la segretaria dem richiamava l’attentato subito dal giornalista di Report e metteva in guardia dai rischi per la democrazia e la libertà d’informazione “quando l’estrema destra è al governo”.
La replica del Pd è stata corale: Da Francesco Boccia a Walter Verini, i dem accusano il presidente del Senato di usare una carica istituzionale per fare polemica di partito.