BRUXELLES - L’Europa intera si trova a fare i conti con una massiccia e severa ondata di calore. Tuttavia, a differenza delle fiammate precedenti che hanno soltanto lambito l’Italia, la traiettoria dell’attuale massa d’aria calda si è spostata decisamente più a Est, investendo in pieno la Penisola e costringendo il ministero della Salute a un progressivo inasprimento dei livelli di allerta. 

In Italia, il quadro meteorologico prevede una settimana di assoluta stabilità atmosferica. L’anticiclone di matrice nordafricana punta dritto al cuore del Paese, interessando in particolar modo il Centro-Sud e la Sardegna, senza comunque risparmiare le regioni settentrionali. 

“Le temperature massime saranno comprese tra i 39°C e i 41°C su tantissime zone del Centro-Sud e sull’intera Sardegna”, ha avvertito Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it. Nelle aree urbane il termometro salirà fino a 39°C a Firenze e 38°C a Roma, mentre al Nord il clima si presenterà intensamente afoso, con la Pianura Padana destinata a sfiorare i 37-38°C nelle ore pomeridiane. 

Le simulazioni meteorologiche a medio termine escludono una rottura immediata della canicola. L’unica parziale flessione termica interesserà il Nord tra venerdì e sabato, per via di un lieve cedimento del bordo settentrionale dell’alta pressione che favorirà locali episodi temporaleschi, mentre nel resto del Paese la staticità atmosferica rimarrà padrona assoluta.  

La morsa del caldo estremo non risparmia il Nord Europa. Nel Regno Unito, l’allerta per la terza ondata di calore dell’anno si è estesa alla quasi totalità dell’Inghilterra e del Galles. Secondo le previsioni del Met Office, il fenomeno proseguirà per gran parte della settimana, spingendo le massime stabilmente sopra i 30°C e alimentando gravi roventi sul territorio.  

Il fronte più critico si registra nell’area collinare di Conwy, nel nord del Galles, dove centinaia di residenti sono già stati evacuati dalle comunità rurali isolate; ulteriori roghi circoscritti lambiscono numerose regioni, da Manchester fino alla periferia est di Londra. 

Parallelamente all’emergenza in corso, un’indagine scientifica condotta congiuntamente dall’Imperial College di Londra, dal Met Office e della London School of Hygiene and Tropical Medicine ha tracciato il primo drammatico bilancio delle due precedenti ondate straordinarie di maggio e giugno, mesi che hanno visto frantumarsi record storici ultracentenari con picchi rispettivamente di 35,1°C e 37,7°C. 

Lo studio evidenzia un pesante incremento della mortalità stimata: “Si stima che oltre 2.700 persone siano morte per cause legate al caldo durante le ondate di calore di maggio e giugno in Inghilterra e Galles. Si stima che di questi, il 42% sia morto a causa del calore eccessivo causato dal riscaldamento globale di origine antropica.” 

Nel dettaglio, i modelli indicano circa 550 decessi tra il 21 e il 29 maggio e quasi 2.200 tra il 18 e il 28 giugno. Gli scienziati hanno calcolato che, a causa dei cambiamenti climatici, le temperature massime diurne nel Regno Unito sono state superiori di 3-4°C rispetto a uno scenario privo di riscaldamento globale. “Si è trattato di ondate di calore estreme per il Regno Unito e per tutte le zone dell’Europa occidentale. Sono particolarmente eccezionali per la tempistica e per quanto presto nell’anno si siano verificate”, ha commentato Mark McCarthy, responsabile del team di attribuzione climatica del Met Office. 

I dati ufficiali definitivi verranno rilasciati nelle prossime settimane dall’Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria (Ukhsa). La responsabile del Centro per il clima dell’agenzia, Lea Berrang Ford, ha chiarito che “i modelli dello studio, pur non misurando la mortalità osservata, contribuiscono a illustrare la portata del rischio associato al caldo estremo”.  

Sulla stessa linea, il Comitato per i cambiamenti climatici (Ccc) ha lanciato un duro monito, avvertendo che il Paese “non è pronto” e stimando che entro il 2050 il 92% delle abitazioni britanniche risulterà invivibile per l’eccesso di calore, richiedendo riforme urgenti sui limiti termici nei luoghi di lavoro e investimenti per la climatizzazione di scuole e ospedali. 

Nel resto d’Europa lo scenario non cambia. In Francia, la storica foresta di Fontainebleau, situata a sudest di Parigi, è stata investita durante la notte da un incendio di “proporzioni eccezionali”.

L’emergenza ha imposto un dispiegamento di soccorsi senza precedenti per la regione dell’Île-de-France e ha costretto le autorità a bloccare totalmente il traffico ferroviario locale. Una colonna visibile da 20 chilometri di distanza ha avvolto l’area, costringendo i vigili del fuoco a inoltrarsi nei sentieri forestali affiancati dagli agricoltori locali, che hanno agganciato cisterne d’acqua ai propri trattori per arginare le fiamme. 

In Germania, la canicola ha prodotto conseguenze indirette altrettanto drammatiche nei fiumi e nei laghi. La Società tedesca di salvataggio (Dlrg) ha comunicato che lo scorso mese di giugno ha fatto registrare il più alto numero di morti in acqua degli ultimi vent’anni, con almeno 99 persone annegate. Per ritrovare un dato peggiore a inizio stagione occorre risalire alla torrida estate del 2003, quando i decessi furono 107.  

“Questo tragico inizio della stagione balneare fa temere che, in caso di ulteriori ondate di caldo in piena estate, molte persone potrebbero nuovamente perdere la vita in acqua”, ha dichiarato la presidente della Dlrg, Ute Vogt, evidenziando il rischio correlato alla ricerca di refrigerio in acque libere sprovviste di sorveglianza.