BRUXELLES - “Un mondo in cui continuiamo a permettere alle grandi aziende tecnologiche un accesso illimitato ai nostri figli, non farà altro che condannare un’altra generazione a ulteriori danni mentali, dipendenze e infelicità, e i dati lo dimostrano”. Con questa dura dichiarazione la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha accolto a Bruxelles il rapporto finale del panel di esperti sulla sicurezza dei minori online, annunciando una proposta legislativa formale subito dopo la pausa estiva, previa discussione in seno al Collegio dei commissari.
Il documento, redatto dal gruppo di specialisti guidato dallo psichiatra e psicoterapeuta per l’infanzia Joerg Fegert (docente all’Università di Ulm, in Baviera) e da Maria Melchior (direttrice per la Ricerca all’Inserm di Parigi), delinea una situazione allarmante sulla quotidianità dei più giovani.
“In tutta Europa, i giovani trascorrono dalle quattro alle sei ore al giorno davanti agli schermi. Questo equivale a 20 anni della loro vita”, ha sottolineato la presidente dell’esecutivo Ue.
“Allo stesso tempo, in tutta Europa, quasi il 60% dei bambini ha sperimentato problemi emotivi e psicosociali online, e giorno e notte i genitori ne vedono fin troppo bene le conseguenze. Ovvero, insonnia, depressione, ansia, cyberbullismo, esposizione a contenuti dannosi: tutto questo accade mentre il cervello dei nostri figli è ancora in fase di sviluppo. Non possiamo aspettarci che i bambini abbiano successo in un sistema che non è mai stato progettato pensando al loro benessere quando sono più vulnerabili”, ha sottolineato la presidente della Commissione europea.
Per arginare i rischi dell’esposizione prolungata, la Commissione intende ispirarsi direttamente alle conclusioni degli esperti, introducendo una “restrizione d’accesso armonizzata a livello Ue ai social media e ad altri servizi digitali, inclusi gli assistenti virtuali basati sull’intelligenza artificiale, per i minori di 13 anni”. Un approccio che von der Leyen ha definito “molto convincente”, paragonando la misura ad altri storici divieti a tutela dei minori.
“Proprio come non diamo ai nostri figli le chiavi della macchina prima che abbiano la patente, o non permettiamo loro di comprare alcolici finché non hanno l’età legale, dobbiamo stabilire un’età minima per l’accesso legale ai social media”, ha spiegato, pur riconoscendo che “non sarà una soluzione infallibile, il cambiamento richiede tempo e ce ne vorrà molto per radicare il cambiamento culturale che sta già prendendo forma nella nostra società”.
La strategia raccomandata dagli esperti e sposata dalla Commissione si articola su tre fasce d’età ben distinte. Per i bambini al di sotto dei tre anni è previsto un divieto totale, perché – come ha ribadito la presidente – sappiamo che non dovrebbero essere esposti a schermi e piattaforme digitali, quindi niente schermi prima di quell’età.
Sotto i 13 anni, invece, i bambini dovrebbero essere esposti ai social media solo sotto la supervisione di genitori, tutori o insegnanti, e per un tempo limitato; il rapporto specifica, infatti, che al di sotto di questa soglia i minori devono avere un accesso limitato nel tempo ad ambienti “social media plus” adeguati alla loro età, esclusivamente previa autorizzazione o in contesti educativi.
Dai 13 anni in poi si passa infine a un utilizzo autonomo ma progressivo, con un accesso graduale a seconda di come le piattaforme dimostrano di essere adatte all’età e sicure per gli adolescenti. Von der Leyen ha chiarito questo punto spostando l’onere della prova sui colossi del web, sottolineando che è quindi responsabilità delle piattaforme dimostrarci che i loro contenuti sono safe e appropriati per l’età, perché solo così si apre la strada all’accesso ai social media anche dopo i 13 anni.
Per gli autori del rapporto, l’introduzione di una restrizione d’accesso identica in tutti i Paesi membri è un passo fondamentale. “Una restrizione d’accesso armonizzata faciliterebbe l’attuazione di criteri di verifica dell’età proporzionati e rispettosi dei diritti, e incoraggerebbe i requisiti di sicurezza fin dalla progettazione per i fornitori di social media e altri servizi digitali”, si legge nel documento.
Inoltre, norme unificate a livello comunitario su un’età minima di 13 anni “contribuirebbero al corretto funzionamento del mercato unico, garantendo un quadro di conformità unico per i fornitori. Norme armonizzate faciliterebbero l’applicazione e la supervisione da parte delle autorità di regolamentazione sia a livello nazionale che a livello Ue. Garantirebbero inoltre un livello di protezione paritario per tutti i minori online nell’Ue, indipendentemente dal contesto socioeconomico, culturale e nazionale”.
L’obiettivo di fondo resta quello di sottrarre lo sviluppo psicologico dei più piccoli al controllo dei colossi tech per restituirlo alla vita reale. “L’infanzia è un periodo di straordinario e delicato sviluppo cerebrale e, durante questa fase, i nostri figli hanno bisogno di tempo nel mondo reale, tempo per giocare, tempo per costruire amicizie faccia a faccia, tempo per commettere errori, tempo per plasmare la propria identità, la propria personalità, prima che un algoritmo li plasmi al posto loro – ha concluso Ursula von der Leyen –. Credo che dobbiamo dare ai nostri figli questo tempo. Se vogliamo proteggere l’infanzia, dobbiamo iniziare da dove i rischi sono maggiori”.